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giugno 23, 2012

Una sorta di... eredità.

Non ha perso entrambe le gambe. Solo la sinistra. E' sufficiente per averlo costretto su una sedia a rotelle, tuttavia.
Ha dato un nome anche ad essa "Makeshift". Lo ha scritto sullo schienale, ben leggibile a chi gli si trovi alle spalle. Questa è un'ironia che un po' mi fa male.

Mi accoglie sulla Chiave del cielo ormeggiata allo spazioporto. Phoenix, quella che un tempo era casa sua.
(Si è fermato)
Mi viene incontro con il ronzio elettrico della sedia ed un lieve cigolare.
(Si è fermato)
Saluto, con un cenno composto del capo. Lui fa altrettanto.

- Dietrich.

Mi apostrofa con la solita voce raschiante che sa di whisky e tabacco, la barba ormai del tutto grigia. Io non rispondo, aspetto che prosegua. Mi ha convocato, sono lì in ascolto. Lui tira un ghigno sdentato. Deve averne perso qualcuno di più. Non mi ha mai chiamato per nome, sempre e solo Dietrich, o qualche soprannome usa e getta. Mi guarda, forse divertito dal mio silenzio.

- Fai parlare me, eh. 

Oh, sì che lo faccio. Lui emette un rantolio sommesso, forse un colpo di tosse. E' ingrassato parecchio dall'ultima volta. Sembra un vecchio gottoso.
(Si è fermato)

- Va bene. Parlerò io. Non sei mai stato granché sveglio. Immagini il motivo per cui ti ho chiesto di venirmi a trovare?

Lui non perde il ghigno ma io non lo guardo negli occhi, guardo la stiva vuota, il motore fermo, la polvere che risale sulla rampa abbassata sulla quale ho posato gli stivali senza muovere un altro passo.

-Ti sei fermato.

Gli dico soltanto così. Non volevo rispondere a lui, solo dare voce ad un pensiero che mi ha tormentato dall'istante in cui ho visto la Chiave del cielo e la Makeshift. La frase mi esce quasi con il tono di un'accusa, colpevolmente poco distaccata. Forse capisce quanto sia un invito a negare. Ma non nega.
(Si è fermato)
Mi guarda semplicemente. Solo dopo diversi istanti, io riesco a ricambiarne lo sguardo. Ho un senso di disagio che faccio fatica a contenere.

- Sai perché non ti ho mai voluto tra i coglioni, Dietrich? Perché sei uno stronzo del cazzo.

Si fa una sonora risata che mi strappa un sorriso, decisamente poco allegro.

-Non eri così simpatico, l'ultima volta che ti ho visto... Capitano.

Ho una lieve esitazione nel chiamarlo così. Lo avevo sempre fatto, e come tale si è firmato nel messaggio che mi ha scritto. Lui la coglie, inarca un sopracciglio e sbuffa una risata rauca, contenuta.

-...che leccaculo figliodiputtana.

Scuote la testa, divertito. Rimane in silenzio a lungo, io faccio altrettanto. Distoglie lo sguardo lui, lo faccio anche io. Il suo arto mancante mi mette tristezza ma la dissimulo bene. Poi torna a parlare, serio, con la sua tipica, brutale, schiettezza.

-Senti, Dorothy, l'ultima cosa che vedrai sarò io che faccio il sentimentale. Parlerò chiaro: ti sto facendo un cazzo di regalo che non ti meriti affatto e l'unico motivo per cui lo faccio è che sei abbastanza figliodiputtanatestadicazzo per non lasciare che finisca sprecato. Quel cazzo di culo che ti ritrovi ti torna buono ancora una volta, Dietrich. Sarà che sei nato tra quei damerini unionisti del Core, con camicia e calzoni firmati...

Esita, si prende una delle sue lunghe pause durante la quale mi scruta, quasi volesse esaminarmi a fondo. Gli piace tanto anche chiamarmi con nomi femminili, si ispira alle sue puttane preferite, probabilmente. Prende un profondo sospiro e riprende a parlare. Io in tutto questo sono rimasto serio ed immobile, senza ben capire dove volesse andare a parare.

-...insomma, ho recuperato una Firefly in buone condizioni, l'ho fatta rimettere a posto, per diletto più che per altro. Come ben sai, è una nave da femminucce in gonnella a balze, con quell'aerodinamica del cazzo e il culo pesante che lascia tanto pensare che sia buona più come bordello che come trasporto. Siccome tu sei una biondina da bordello ambulante, ho pensato di darti l'opportunità di metterti in affari. Anche perché con l'appellativo di Capitan Dietrich e un Firefly non credo che tu possa sperare in tanto di meglio.

Si fa una nuova risata soffocata in un tossire rantolante. Ammetto di essere rimasto senza parole. Si è fermato davvero, adesso ne ho la certezza. Lo fisso senza riuscire a cambiare espressione. Credo che in questo momento il mio sguardo gli stia pesando. Non lo distolgo. E' il discorso più lungo che gli ho sentito fare ed ha l'aria di voler continuare. Ha sempre disprezzato la classe Firefly ma la storia del bordello non è nuova. So che esiste davvero una casa di piacere ricavata all'interno di una nave rottamata, da qualche parte a Phoenix. Ma credo di riuscire a capirlo. Mi sta passando una sorta di... eredità. Deglutisco a vuoto, un paio di volte e continuo a fissarlo, serio.

- Parliamoci chiaro, Dietrich. Io su una Firefly neanche ci salgo. La do a te perché sei troppo impegnato a fare il cagnolino per qualcuno e troppo sfigato nel gioco d'azzardo per poterti mai permettere di acquistarne una da solo. Non hai le palle, se capisci cosa intendo, di fare scelte indipendenti. Sei troppo stronzo per fregartene di quel vuoto che hai dentro ma sei abbastanza scaltro da aver capito che conviene girare attorno ad un buco nero che non potrai mai riempire in questo fottuto 'verse. La nave è tua. Dalle un nome decente, per favore, cazzo... anzi no, è una Firefly, dalle il nome di qualche troietta unionista del Core. Tipo... Tiffany!

Continuo ad ascoltare in silenzio. E' diventato loquace, probabilmente soffre la solitudine di un equipaggio che lo ha abbandonato. E sta bene così. Vuole morire solo, è palese. Aspetto la sua condizione, anche se so già cosa dirà. Credo di avere già gli occhi lucidi.
(Si è fermato)

- Dietrich... se la tieni ferma...

Lascio andare a vuoto la sua minaccia. Ho capito.

- Non succederà.

Gli rispondo così, la voce non mi trema.
(Si è fermato)

- Dietrich... sei un uomo fortunato. Porta i miei saluti alla tua bella. Lei sì che ha le palle.

(Lo so.)
Dunque mi teneva d'occhio davvero. Mi prendo il mio tempo per rispondere, cerco le parole. Poi opto per la semplicità.

-...d'accordo, Capitano.

[...]

Si è fermato.

[...]

giugno 20, 2012

Al denaro, all'Amore e al cielo.

Pare sia giunto il momento di reimpostare la mia vita.
Non che ciò mi sconvolga più di tanto, ho subito più stravolgimenti negli ultimi tempi di quanti ne abbia subiti nei precedenti trent'anni che esisto in questo 'verse.

Per ordine:

denaro.
Per una volta ho azzeccato una sostanziosa scommessa. I soldi non mi durano mai granché, specie se liquidi. So già come investirli in relativa sicurezza. Non mi è mai importato del denaro, al di fuori di una scommessa, ovviamente. Vinto o perso che sia, finito il gioco, non ha veramente più nessun'attrattiva per me.
Ho messo da parte quanto mi basta per condurre un'esistenza dignitosa. Posso permettermi di perdere ancora molto, in sostanza. E con un regalo a lei, penso che sarà speso nel migliore dei modi.

Amore.
Indubbiamente il mio argomento preferito.
Amelie ha cantato per me, al Roadhouse. Una dichiarazione d'amore pubblica ed esplicita, che ha sfidato le opinioni di tutti i presenti e forse anche oltre. L'unica cosa che supera in intensità l'orgoglio di cui mi ha riempito con i suoi atti è il mio sentimento per lei. Io non credevo potesse esistere qualcosa di così totalizzante, forse si può vivere davvero di solo amore.
Ricordo ogni singola nota di quella canzone, come delle altre che ha eseguito per me. Così come ricordo le parole che ha detto, nel dedicarmela.
Credo che la sua presenza nella mia vita sia la confutazione di ogni teoria che vede una sorta di equilibrio karmico nel 'verse.
"Lei è un uomo fortunato, mister Dietrich." ricordo anche queste parole. E ricordo anche che non ho pouto che rispondere un semplice "."

cielo.
Tralasciando la dicotomia gioco/amore in merito alla fortuna, alla quale so benissimo di non credere, direi che la mia vincita, in denaro, si arrivata giusto in tempo per vedermi perdere la nave.
Ho scritto la mia lettera di dimissioni e l'ho presentata a Lydia. E' stata una scelta difficile. Ho lasciato molti equipaggi e molte navi. Ma i Phantom e la Banshee mi hanno segnato più di quanto avrei creduto. Sono solito scrollarmi dalle spalle pezzi di passato con una semplice scossa. Eppure stavolta ne ho sofferto non poco.
Ma quello non è più il mio posto. L'agenzia è troppo legata alla Shouye ed al Core, che continua a rigettarmi. Ci hanno messo un istante a sostituire Amelie. Li capisco, non avrei fatto diversamente al posto loro. Ma non riesco ad accettarlo, né a lavorare serenamente per persone che hanno voltato le spalle ad Amelie e si permettono di guardare a lei con disprezzo. Un nuovo accompagnatore a bordo con cui lavorare a stretto contatto è stata l'ultima spinta che mi ha allontanato.
Voglio comunque prendere parte al destino di Baylong, spero vogliano permettermelo comunque. Ho avvisato l'equipaggio, dopo aver scritto la mia rinuncia ufficiale a Lydia. Ricordo Quinn ferita, nella polvere di Oak Town. Non dimentico.
Mi mancherà la plancia della Banshee, oltretutto. Una signora nave. Di un carisma che ho riscontrato in pochissime altre navi.
Amelie è su Hall Point, Zoya se n'è andata.
Non sono il tipo da legarsi molto. Spero gli altri capiscano.

Non lascerò il cielo, però. Morireri, senza la possibilità di viaggiare.
E sto iniziando a maturare l'idea di mettere in volo una nave. Una nave che raccolga persone che desiderano solo viaggiare per il gusto o la necessità di farlo.
Una nave abitata da miei simili. Qualcosa che fino ad ora ho sempre rifuggito.
Solo una fantasia. Per ora.


giugno 05, 2012

Futuro.

Ho titolato così. E non mi pesa neanche un po'.

Ho ricevuto la più grande dimostrazione d'amore che si possa ricevere nel 'verse.
Ho una certezza con me, bellissima e vivente.
Uscirò dalla mia invisibilità se necessario.
Non mi spaventa parlare di futuro, con la consapevolezza di farlo.

Vedo gli sguardi nei suoi confronti, vedo come sono cambiati.
Ho letto il disprezzo sostituirsi all'ammirazione negli occhi di qualcuno.
Amelie non è forse più Amelie fuori dalla Shouye?
Forse, si pensi ciò che si vuole.
Lasciamoli dire.
Nessuno mi farà chinare il capo e abbassare lo sguardo.
Né a lei.

Misere, le vite di costoro che non sanno riconoscere che c'è qualcosa di migliore nel 'verse, di un serie di valori più antichi delle persone e dunque di infimo valore. Credo nella vita, nella singola vita che consiste nel presente e fluisce in un futuro senza che esso abbia esistenza diversa dal primo.

La Libertà si declina in tanti modi, per afferrarla si deve rinunciare a cose ed accettarne altre.
Rinunciare ad una serie di libertà diverse e contraddittorie, anche.
Che il prezzo della rinuncia, in favore di una maiuscola, sia alto o basso, non cambia il fatto che vada pagato.
Salderemo ogni conto che ci verrà presentato.

C'è una cabina per gli ospiti nel 'verse. La abiteremo.
Abiteremo il 'verse, anche se non ci avrà.

Non sopra, né sotto. Soltanto oltre. Al di là di questo, al di là della logica comune.

Se abbiamo ancora amici - e li abbiamo - accetteremo il loro aiuto senza domandare nulla.
La Fortuna ama essere sfidata se lo si fa con consapevolezza.
Noi siamo consapevoli.

Se sarà difficile, mi domando allora: che cos'è facile?
E la facilità, a volerla polarizzare in termini di positivo o negativo, ha una connotazione così scontata?

Mi prendo la libertà di giudicare tutto il 'verse, individuo per individuo. E' una libertà che mi appartiene.
Dall'alto di nessun piedistallo, solo dalla posizione privilegiata di chi, da sempre, osserva.
E' l'occhio dello straniero.

giugno 02, 2012

Perfect Day

La nave da trasporto di classe Wyoming ci sta riportando via da Bullfinch.
Sono sulla plancia, sto lavorando alla rotta con la mente più fresca che ricordi negli ultimi quindici anni.
Immagino di essere divertente, da osservare, in giornate come questa. Immagino di avere un'espressione un po' strana, sperduta.

Bullfinch: lontanissimo dal Core, lontanissimo da Baylong, lontano dal malevole Greenfield. Spazi aperti, praterie, piccoli ranch. Densità demografica sensibilmente bassa. Una specie di paradiso bucolico, insomma.

Non è difficile che qualche conoscente mi chieda di restituire un favore passato o che saldi un debito di gioco prestando servizio su una nave per un breve lavoro. Insomma, non esattamente il massimo del romanticismo, come primo viaggio con Amelie, ma è quanto posso offrirle. Mi piace pensare che abbia apprezzato, ne sono quasi sicuro in realtà. Le ho promesso che un giorno la farò viaggiare come una principessa. Spero mi abbia creduto perché ero serio.
Io non credevo si potesse perdere la testa così. In effetti, penso che sia impossibile farlo per una persona. Continuo a credere che in Amelie ci sia qualcosa che trascende l'umana condizione.

Il mio concetto di perfezione condensato in poche decine di ore:
Viaggiare verso un sistema remoto con la persona che amo, lasciarsi alle spalle le preoccupazioni come l'atmosfera viscosa di un pianeta trattenuta dalla sua gravità. Prenderci del tempo per noi e noi soltanto, cavalcare, giocare.

Le ho chiesto un bacio su ogni pianeta che visiteremo. Sto cercando di coinvolgerla in queste piccole ritualità perché parlare di futuro non è da me. E mi sembra di impegnarci, in qualche modo, senza dover affrontare l'argomento in via diretta.
Credo lo abbia capito, o se non lo ha fatto lo immagina. O magari condivide. In ogni caso, il genere di ritualità che aveva in testa è stato piuttosto eloquente per farmi intuire una certa affinità di intenti.

Io ho respirato amore e libertà con l'aria di Bullfinch. Non chiedo di meglio al mio concetto di perfezione.


E adesso, le preoccupazioni della vita nel 'Verse ci aspettano, pronte ad inghiottire questa nave come una fascia di asteroidi. Il ritorno non ha mai il fascino dell'andata, per questo non amo parlare in questi termini. Ma alle cose bisogna dare il loro nome e questo è senza dubbio un ritorno. Ci siamo presi il nostro tempo, la nostra giornata, il nostro viaggio.

Quando avevo deciso di chiudere le porte "...io sono corpo tutto intero e nient'altro." avevo dimenticato quanto si possano ripercuotere sul fisico certe sensazioni.

E adesso, il Core riprenderà a respingermi, il Border a tormentare da vicino e il Rim a minacciare da lontano. "La terra è una parentesi tra una partenza e l'altra." Rimane lo spazio aperto dove trovare rifugio. Nell'oscurità, liquida e avvolgente. Io ho due finestre costantemente aperte sul cielo, quando è con me.
Io sono fortunato, penso che sia vero quanto mi dicevano, a questo punto.

Una novità.

Amelie ha lasciato la Shouye.

Io credo che poche altre persone nel 'Verse avrebbero avuto la stessa forza e lo stesso coraggio.
E credo che poche, allo stesso modo, abbiano ricevuto un onore paragonabile a quello che ho ricevuto io.

Quando ho cominciato a capire le sue intenzioni, penso di essere rimasto impassibile. Perché non avevo la minima idea di come reagire e quella consapevolezza ha inibito la mia già scarsa capacità di esternare emozioni.
Non le avrei mai chiesto una cosa del genere.
Ma io so bene quanto avrei desiderato di averla solo per me.
Di poterla baciare e abbracciare ovunque, di fronte a chiunque, ed essere corrisposto.
Sì, ho pensato anche all'eventualità di urlare al 'Verse che lei è mia.

Avrei voluto esserle d'aiuto prima che andasse ad affrontare miss Leroux.
E' successo tutto piuttosto in fretta.
Io sono tutt'altro che lucido in questi ultimi tempi, non credo di essere in grado di ragionare bene. Credo di aver perduto un po' il contatto.
Ogni tanto, quando sono con lei, sento il bisogno di guardarmi intorno in cerca di conferme della realtà della situazione. Se le assicuro che sono reale, farà lo stesso con me. Siamo rimasti così. Mi fa sorridere anche adesso, rileggere. Un buon modo per tenere il 'Verse lontano da noi.

Quando non c'è, passo del tempo a guardare negli occhi il suo autoritratto. Stasera però mi è presa un po' così.
Ho buttato giù qualcosa che finora non ero riuscito a comporre in parole. Un risultato mediocre che ha acceso il mio bisogno di lei.
La vado a cercare.

maggio 26, 2012

Trainspotting

Sono andato a guardare i treni, alla stazione di Oak Town.
Mi sono sempre piaciuti i treni: macchine di un passato ancestrale, un incessante movimento di tratte e ingranaggi. Li ho sempre guardati facendomi beffe della loro strada segnata, dell'impossibilità di manovra. L'essere ridotti sostanzialmente non a due ma ad una dimensione nello spazio.
Io ho una capacità di spostamento direzionale maggiore. Io posso curvare, se non altro, quando voglio.
Eppure io ero quello che guardava i treni. Il pensiero è passato su un altro livello.
Io mi limitavo ad assistere alla vita. A guardare i treni passare.
Un concetto di libertà che oggi mi pare assurdo.
Relegare in potenza quanto avrei dovuto mettere in atto da sempre.
Mi domando se smetterò mai di trovare in me delle contraddizioni anche piuttosto grossolane.

Ho inseguito un ladro, tra le altre cose.
Come mi è venuto di farlo, non ne ho idea.
Non appartengo a Greenfield e la sua giustizia non mi riguarda.
Sto cambiando. Forse dovrei dire che Amelie mi sta cambiando, per essere del tutto onesto.
Ero con il capitano Wilson. O meglio Roona Mei.
Avevo letto dei Falcons ma non ho ricollegato subito la notizia.
Mi sento quasi in parte responsabile della sorte della compagnia. Anche riconoscere questo mi pare piuttosto assurdo. Se avessi accettato la proposta di imbarco da parte loro, magari.
Ma Lydia e Amelie sono state tremendamente convincenti per conto dei Phantom. E sono più che mai soddisfatto della mia scelta.
Come potrei non esserlo?
Quello che mi ha colpito di Roona Mei è il suo spirito.
Si è scusata con me per qualcosa che neanche credo di aver ben compreso. Mi sarei aspettato piuttosto che mi avesse semplicemente dimenticato come ha fatto col mio nome. (Tipico, Dietrich non lo ricorda mai nessuno.)
Certe dinamiche del 'verse probabilmente non le capirò mai.

E intanto, mi sono reso conto che il mio bisogno di Amelie non si placa neanche in volo.
L'ho incontrata in nottata, ad Hall Point. Non mi sono neanche cambiato per la fretta che avevo di vederla.
Era bellissima, come sempre. Penso che potrei stare ore a fissarla in silenzio a sentirla parlare, se non sentissi al contempo il bisogno più fisico del contatto di pelle contro pelle. Mi parla molto in francese, le ho detto che adoro sentirla parlare così e non mi fa mai mancare qualche sussurro in quella lingua. Non sono capace di dare soddisfazione, sul momento. Ma apprezzo veramente molto quanto sa capire al volo le cose e con quale prontezza mi esaudisce. Spero di saper fare altrettanto, a modo mio almeno. Perché si merita tutto quello che posso darle. E' preoccupata per Evah, mi ha parlato di miss Leroux e del capitano Rooster.
Non sono del tutto convinto che sia una buona idea andare a Greenfield per delle lezioni di tiro che potrebbero essere a portata di mano e su sistemi che non hanno ancora dimostrato la loro aperta ostilità nei suoi confronti. Mi premurerò di seguirla fin dove mi sarà concesso.
Ultimamente al gioco ho avuto una discreta sfortuna, spero di poterle passare almeno un po' della fortuna che mi spetta. Se la merita.
Perché guardare i treni passare non significa essere liberi dalle loro rotte metalliche.
Significa stare fermi. E l'immobilità non è libertà.
Io...

...scrivo e mi distraggo a guardarla dormire. Immagino si capisca bene, da quanto ho scritto. Non rileggo adesso. Se dovessi riaprire questo archivio, mi farà piacere rileggere così com'è.
Mi lascio anche un appunto personale: Qui, Jan, eri felice.

maggio 25, 2012

Addio, ombrellino rosso.

Forse ho osato troppo, oggi.
Immagino di essere un pessimo consigliere.
La sua era una richiesta di aiuto piuttosto evidente ma cosa avrei potuto fare?
Magari non chiderle di baciarmi in un parco in piena tempesta.
Spero nessuno l'abbia riconosciuta. C'era poca gente, ringraziando quella stessa tempesta.
Probabilmente è stato un errore.
Cosa avrei dovuto fare?
Dirle di lasciare la Shouye? L'ho pensato.
E un tempo non avrei esitato a concretizzare in linguaggio quel pensiero. Mi sarebbe bastata una parola sola, un tempo.
Preso dal mio egotismo discreto, sarebbe stato facile.
Cosa avrebbe dovuto importarmi dell'impatto su una vita altrui?
Ma il discorso è paradossale. Non ho mai ragionato in funzione del noi. Soltanto dell'io.
"Il più maledetto dei pronomi" mi dicevano.
Ma la Casa è una sua scelta. Con tutti i privilegi e le restrizioni che essa comporta.
Io posso stare al mio posto. Posso provarci almeno.
Posso evitare di pensare al suo lavoro. Posso...

Ma con che diritto dare un consiglio del genere?
Non posso. La risposta ce l'ho già.
E l'alternativa che mi manca. Dovrei aiutarla in qualche modo, parlandole magari.
Ma al contrario suo, io non sono mai stato bravo con le parole.
Non riuscirei a farle credere che non mi disturba il pensiero di saperla con altri uomini.
Clienti. Il classico esempio di parola che non muta l'essenza delle cose.
Mi ha detto che non riesce a lavorare come prima.
Rappresento una problematica, se non un problema, e sarebbe giusto fossi anche parte della soluzione.

Le ho chiesto che sapore avesse, per lei, uno slancio di libertà.
La risposta mi ha colpito a fondo.
Non avrei dovuto portarla a fare così ma ho adorato quel momento.
Un errore che ripeterei.
Spero non abbia pensato che volessi metterla alla prova, dovrei chiarire anche questo.
Non ho bisogno di dimostrazioni. Solo, la libertà si assapora anche a piccoli respiri.
Lei ha capito? E' almeno un passo avanti a me. E' anche per questo che la ammiro.


Dovrei pensare di più, questo è sicuro. Ma faccio fatica a concentrarmi.
Sarà colpa del Core.
Il Core mi respinge, lo fa da quando sono nato.
Forse dovrei dargliela vinta e riprendere lo spazio.

...e devo ricomprarle un ombrello.

maggio 23, 2012

Cambiamenti e.

E' stato piuttosto facile mentire e tacere allo specchio offerto da questo schermo.
Mi domando se registrare pensieri in formato digitale faccia parte di un'onestà che ognuno dovrebbe avere con se stesso. Nel mio caso probabilmente no.

Mentire e tacere, di fronte ai suoi occhi è solo impossibile. Sono sicuro che avesse già letto nel mio sguardo, nel mio comportamento.
Non mi sono mai lasciato toccare dentro. Mai.
Ho dimenticato persone con la facilità con cui si dimentica un ombrello.
Ho tradito fiducia e ideali con leggerezza disumana. Ne sono sempre stato consapevole.

Ma le parole che le ho detto, le ho formulate senza pensare. Non ho avuto né il tempo né il bisogno di farlo.
Era chiaro, per me, cosa avrei fatto. Lo sapevo in qualche modo che non riesco ancora a capire.
Devo forse giustificarmi con me stesso? Sono riuscito a tradire anche me, così? La realtà è che non mi interessa essere fedele a me stesso. Fino a qualche settimana fa era l'unica cosa che contava.
Inseguire una mia idea di libertà fatta di privazioni.

Era importante che fossi io a dirlo. Per quanto potessi sospettare, circa i suoi sentimenti, avrei dovuto scoprirmi per primo. In qualche modo l'ho fatto. In quella nave, al centro del 'Verse.
Forse solo allora ho iniziato a vivere ad un livello superiore, oltre e contrario all'inerzia che mi domina.
O forse, ho iniziato a farlo prima, quando ho cominciato a non desiderare altro spazio che quello nei suoi occhi.
Non lo so, non è importante. E'. E tanto mi basta.

"Ti amo, straniero."

E adesso, ho paura? Un po'. E' il timore che l'essere umano ha verso l'ignoto. Una conferma necessaria alla realtà di ciò che sento.

Perché la terza parola che mi viene in mente con la A, dopo Amelie ed Amore, è Accompagnatrice.
So poco delle regole della Shouye ma abbastanza per sapere che devo fare attenzione, per lei.
Perché il mio sentimento viene dopo di lei, lei è la mia priorità assoluta.
E io prometto di rispettarla, sempre.

Stanotte, ho una nuova identità.

maggio 19, 2012

Pensieri #1


Ho sempre vissuto la libertà come assenza di legami.
Adesso mi appare ridicolo.
Ma su questo concetto ho fondato la mia vita, finora.