Non ha perso entrambe le gambe. Solo la sinistra. E' sufficiente per averlo costretto su una sedia a rotelle, tuttavia.
Ha dato un nome anche ad essa "Makeshift". Lo ha scritto sullo schienale, ben leggibile a chi gli si trovi alle spalle. Questa è un'ironia che un po' mi fa male.
Mi accoglie sulla Chiave del cielo ormeggiata allo spazioporto. Phoenix, quella che un tempo era casa sua.
(Si è fermato)
Mi viene incontro con il ronzio elettrico della sedia ed un lieve cigolare.
(Si è fermato)
Saluto, con un cenno composto del capo. Lui fa altrettanto.
- Dietrich.
Mi apostrofa con la solita voce raschiante che sa di whisky e tabacco, la barba ormai del tutto grigia. Io non rispondo, aspetto che prosegua. Mi ha convocato, sono lì in ascolto. Lui tira un ghigno sdentato. Deve averne perso qualcuno di più. Non mi ha mai chiamato per nome, sempre e solo Dietrich, o qualche soprannome usa e getta. Mi guarda, forse divertito dal mio silenzio.
- Fai parlare me, eh.
Oh, sì che lo faccio. Lui emette un rantolio sommesso, forse un colpo di tosse. E' ingrassato parecchio dall'ultima volta. Sembra un vecchio gottoso.
(Si è fermato)
- Va bene. Parlerò io. Non sei mai stato granché sveglio. Immagini il motivo per cui ti ho chiesto di venirmi a trovare?
Lui non perde il ghigno ma io non lo guardo negli occhi, guardo la stiva vuota, il motore fermo, la polvere che risale sulla rampa abbassata sulla quale ho posato gli stivali senza muovere un altro passo.
-Ti sei fermato.
Gli dico soltanto così. Non volevo rispondere a lui, solo dare voce ad un pensiero che mi ha tormentato dall'istante in cui ho visto la Chiave del cielo e la Makeshift. La frase mi esce quasi con il tono di un'accusa, colpevolmente poco distaccata. Forse capisce quanto sia un invito a negare. Ma non nega.
(Si è fermato)
Mi guarda semplicemente. Solo dopo diversi istanti, io riesco a ricambiarne lo sguardo. Ho un senso di disagio che faccio fatica a contenere.
- Sai perché non ti ho mai voluto tra i coglioni, Dietrich? Perché sei uno stronzo del cazzo.
Si fa una sonora risata che mi strappa un sorriso, decisamente poco allegro.
-Non eri così simpatico, l'ultima volta che ti ho visto... Capitano.
Ho una lieve esitazione nel chiamarlo così. Lo avevo sempre fatto, e come tale si è firmato nel messaggio che mi ha scritto. Lui la coglie, inarca un sopracciglio e sbuffa una risata rauca, contenuta.
-...che leccaculo figliodiputtana.
Scuote la testa, divertito. Rimane in silenzio a lungo, io faccio altrettanto. Distoglie lo sguardo lui, lo faccio anche io. Il suo arto mancante mi mette tristezza ma la dissimulo bene. Poi torna a parlare, serio, con la sua tipica, brutale, schiettezza.
-Senti, Dorothy, l'ultima cosa che vedrai sarò io che faccio il sentimentale. Parlerò chiaro: ti sto facendo un cazzo di regalo che non ti meriti affatto e l'unico motivo per cui lo faccio è che sei abbastanza figliodiputtanatestadicazzo per non lasciare che finisca sprecato. Quel cazzo di culo che ti ritrovi ti torna buono ancora una volta, Dietrich. Sarà che sei nato tra quei damerini unionisti del Core, con camicia e calzoni firmati...
Esita, si prende una delle sue lunghe pause durante la quale mi scruta, quasi volesse esaminarmi a fondo. Gli piace tanto anche chiamarmi con nomi femminili, si ispira alle sue puttane preferite, probabilmente. Prende un profondo sospiro e riprende a parlare. Io in tutto questo sono rimasto serio ed immobile, senza ben capire dove volesse andare a parare.
-...insomma, ho recuperato una Firefly in buone condizioni, l'ho fatta rimettere a posto, per diletto più che per altro. Come ben sai, è una nave da femminucce in gonnella a balze, con quell'aerodinamica del cazzo e il culo pesante che lascia tanto pensare che sia buona più come bordello che come trasporto. Siccome tu sei una biondina da bordello ambulante, ho pensato di darti l'opportunità di metterti in affari. Anche perché con l'appellativo di Capitan Dietrich e un Firefly non credo che tu possa sperare in tanto di meglio.
Si fa una nuova risata soffocata in un tossire rantolante. Ammetto di essere rimasto senza parole. Si è fermato davvero, adesso ne ho la certezza. Lo fisso senza riuscire a cambiare espressione. Credo che in questo momento il mio sguardo gli stia pesando. Non lo distolgo. E' il discorso più lungo che gli ho sentito fare ed ha l'aria di voler continuare. Ha sempre disprezzato la classe Firefly ma la storia del bordello non è nuova. So che esiste davvero una casa di piacere ricavata all'interno di una nave rottamata, da qualche parte a Phoenix. Ma credo di riuscire a capirlo. Mi sta passando una sorta di... eredità. Deglutisco a vuoto, un paio di volte e continuo a fissarlo, serio.
- Parliamoci chiaro, Dietrich. Io su una Firefly neanche ci salgo. La do a te perché sei troppo impegnato a fare il cagnolino per qualcuno e troppo sfigato nel gioco d'azzardo per poterti mai permettere di acquistarne una da solo. Non hai le palle, se capisci cosa intendo, di fare scelte indipendenti. Sei troppo stronzo per fregartene di quel vuoto che hai dentro ma sei abbastanza scaltro da aver capito che conviene girare attorno ad un buco nero che non potrai mai riempire in questo fottuto 'verse. La nave è tua. Dalle un nome decente, per favore, cazzo... anzi no, è una Firefly, dalle il nome di qualche troietta unionista del Core. Tipo... Tiffany!
Continuo ad ascoltare in silenzio. E' diventato loquace, probabilmente soffre la solitudine di un equipaggio che lo ha abbandonato. E sta bene così. Vuole morire solo, è palese. Aspetto la sua condizione, anche se so già cosa dirà. Credo di avere già gli occhi lucidi.
(Si è fermato)
- Dietrich... se la tieni ferma...
Lascio andare a vuoto la sua minaccia. Ho capito.
- Non succederà.
Gli rispondo così, la voce non mi trema.
(Si è fermato)
- Dietrich... sei un uomo fortunato. Porta i miei saluti alla tua bella. Lei sì che ha le palle.
(Lo so.)
Dunque mi teneva d'occhio davvero. Mi prendo il mio tempo per rispondere, cerco le parole. Poi opto per la semplicità.
-...d'accordo, Capitano.
[...]
Si è fermato.
[...]
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giugno 23, 2012
giugno 22, 2012
Dov'è il Capitano Friedrich Mariner.
Non è una domanda.
So dov'è, me l'ha detto lui.
Non è un'esclamazione.
Non ho questo genere di reazioni. Men che mai in forma scritta.
E' solo un titolo.
E il capitano Friedrich è quanto di più vicino abbia mai avuto ad un amico.
Aveva ancora le gambe l'ultima volta che l'ho visto.
Lo chiamavano "Old Mariner". Era sui cinquanta, all'epoca.
Adesso si è probabilmente guadagnato il giusto nome di "Ancient Mariner", immagino.
Il suo messaggio. Dopo anni di disteso silenzio ed un dignitoso ignorarci:
Ha perso le gambe. Una l'aveva già persa, in senso letterale. Abbattuto in volo su Hera, battaglia di Serenity Valley. Una guerra fatta per gioco, dalla parte degli Indipendentisti perché, a detta sua, odia il blu. Non sono troppo convinto che sia in senso figurato ma di sicuro, non si può muovere. E a te, non ti vedo mai, il che è un bene. Non mi sono fermato, mai. Lo so che lo apprezza, mi ha insegnato lui l'importanza del verbo andare. Ed ho sempre stimato il suo modo ermetico di comunicare. Vieni a trovarmi, prima che debba mandare qualcuno a trovare te. Ecco la dimostrazione che non si può muovere. Non come vorrebbe almeno. Ma perché voglia vedermi, questo proprio non riesco ad immaginarlo.
Una vecchia testadicazzo, freddo come il ghiaccio e solido come se l'avessero scolpito nel granito. Ma non ho imparato da lui. Se gli sono in qualche modo simile è per via di una certa affinità esistenziale. Che deve essere anche il motivo per il quale si è in qualche modo interessato a me.
Non ricordo neanche come l'ho conosciuto, forse era amico di mio padre, forse no. C'è praticamente sempre stato. O mai. E' stato intorno. Ha orbitato irrequieto finché non è finita la guerra. Poi è scomparso e nessuno dei due deve aver mai pensato di cercare l'altro. Fino ad ora.
Deve avermi passato la precaria instabilità e quel suo particolare egotismo selvaggio.
Con le ultime notizie sapevo che aveva aperto la sua Wyoming a chiunque fosse in grado di rendersi utile a bordo o di pagarsi un trasporto. Si faceva pochi scrupoli, secondo i pochi contatti che ho conservato: la regola fondamentale era: tenere sempre in movimento la Chiave del cielo. Gli ho sempre invidiato quel nome.
Probabilmente vorrà raccontarmi la sua storia, come nella ballata della Terra-che-fu.
La cosa che mi preoccupa è che è fermo davvero. La trasmissione Cortex mostrava la provenienza: Sistema Polaris - Phoenix. So anche dove, di preciso, nonostante il messaggio non possa darmi altri indizi.
Vado a sentire che mi dice, prima che "Mandi qualcuno a trovarmi".
Gli risparmierò questa umiliazione.
So dov'è, me l'ha detto lui.
Non è un'esclamazione.
Non ho questo genere di reazioni. Men che mai in forma scritta.
E' solo un titolo.
E il capitano Friedrich è quanto di più vicino abbia mai avuto ad un amico.
Aveva ancora le gambe l'ultima volta che l'ho visto.
Lo chiamavano "Old Mariner". Era sui cinquanta, all'epoca.
Adesso si è probabilmente guadagnato il giusto nome di "Ancient Mariner", immagino.
Il suo messaggio. Dopo anni di disteso silenzio ed un dignitoso ignorarci:
"Ho perso le gambe, Dietrich, ma ci vedo ancora bene.
E a te, non ti vedo mai. Il che è un bene.
Vieni a trovarmi, prima che debba mandare qualcuno a trovare te.
Capitan Friedrich Mariner "
Ha perso le gambe. Una l'aveva già persa, in senso letterale. Abbattuto in volo su Hera, battaglia di Serenity Valley. Una guerra fatta per gioco, dalla parte degli Indipendentisti perché, a detta sua, odia il blu. Non sono troppo convinto che sia in senso figurato ma di sicuro, non si può muovere. E a te, non ti vedo mai, il che è un bene. Non mi sono fermato, mai. Lo so che lo apprezza, mi ha insegnato lui l'importanza del verbo andare. Ed ho sempre stimato il suo modo ermetico di comunicare. Vieni a trovarmi, prima che debba mandare qualcuno a trovare te. Ecco la dimostrazione che non si può muovere. Non come vorrebbe almeno. Ma perché voglia vedermi, questo proprio non riesco ad immaginarlo.
Una vecchia testadicazzo, freddo come il ghiaccio e solido come se l'avessero scolpito nel granito. Ma non ho imparato da lui. Se gli sono in qualche modo simile è per via di una certa affinità esistenziale. Che deve essere anche il motivo per il quale si è in qualche modo interessato a me.
Non ricordo neanche come l'ho conosciuto, forse era amico di mio padre, forse no. C'è praticamente sempre stato. O mai. E' stato intorno. Ha orbitato irrequieto finché non è finita la guerra. Poi è scomparso e nessuno dei due deve aver mai pensato di cercare l'altro. Fino ad ora.
Deve avermi passato la precaria instabilità e quel suo particolare egotismo selvaggio.
Con le ultime notizie sapevo che aveva aperto la sua Wyoming a chiunque fosse in grado di rendersi utile a bordo o di pagarsi un trasporto. Si faceva pochi scrupoli, secondo i pochi contatti che ho conservato: la regola fondamentale era: tenere sempre in movimento la Chiave del cielo. Gli ho sempre invidiato quel nome.
Probabilmente vorrà raccontarmi la sua storia, come nella ballata della Terra-che-fu.
La cosa che mi preoccupa è che è fermo davvero. La trasmissione Cortex mostrava la provenienza: Sistema Polaris - Phoenix. So anche dove, di preciso, nonostante il messaggio non possa darmi altri indizi.
Vado a sentire che mi dice, prima che "Mandi qualcuno a trovarmi".
Gli risparmierò questa umiliazione.
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