Non ha perso entrambe le gambe. Solo la sinistra. E' sufficiente per averlo costretto su una sedia a rotelle, tuttavia.
Ha dato un nome anche ad essa "Makeshift". Lo ha scritto sullo schienale, ben leggibile a chi gli si trovi alle spalle. Questa è un'ironia che un po' mi fa male.
Mi accoglie sulla Chiave del cielo ormeggiata allo spazioporto. Phoenix, quella che un tempo era casa sua.
(Si è fermato)
Mi viene incontro con il ronzio elettrico della sedia ed un lieve cigolare.
(Si è fermato)
Saluto, con un cenno composto del capo. Lui fa altrettanto.
- Dietrich.
Mi apostrofa con la solita voce raschiante che sa di whisky e tabacco, la barba ormai del tutto grigia. Io non rispondo, aspetto che prosegua. Mi ha convocato, sono lì in ascolto. Lui tira un ghigno sdentato. Deve averne perso qualcuno di più. Non mi ha mai chiamato per nome, sempre e solo Dietrich, o qualche soprannome usa e getta. Mi guarda, forse divertito dal mio silenzio.
- Fai parlare me, eh.
Oh, sì che lo faccio. Lui emette un rantolio sommesso, forse un colpo di tosse. E' ingrassato parecchio dall'ultima volta. Sembra un vecchio gottoso.
(Si è fermato)
- Va bene. Parlerò io. Non sei mai stato granché sveglio. Immagini il motivo per cui ti ho chiesto di venirmi a trovare?
Lui non perde il ghigno ma io non lo guardo negli occhi, guardo la stiva vuota, il motore fermo, la polvere che risale sulla rampa abbassata sulla quale ho posato gli stivali senza muovere un altro passo.
-Ti sei fermato.
Gli dico soltanto così. Non volevo rispondere a lui, solo dare voce ad un pensiero che mi ha tormentato dall'istante in cui ho visto la Chiave del cielo e la Makeshift. La frase mi esce quasi con il tono di un'accusa, colpevolmente poco distaccata. Forse capisce quanto sia un invito a negare. Ma non nega.
(Si è fermato)
Mi guarda semplicemente. Solo dopo diversi istanti, io riesco a ricambiarne lo sguardo. Ho un senso di disagio che faccio fatica a contenere.
- Sai perché non ti ho mai voluto tra i coglioni, Dietrich? Perché sei uno stronzo del cazzo.
Si fa una sonora risata che mi strappa un sorriso, decisamente poco allegro.
-Non eri così simpatico, l'ultima volta che ti ho visto... Capitano.
Ho una lieve esitazione nel chiamarlo così. Lo avevo sempre fatto, e come tale si è firmato nel messaggio che mi ha scritto. Lui la coglie, inarca un sopracciglio e sbuffa una risata rauca, contenuta.
-...che leccaculo figliodiputtana.
Scuote la testa, divertito. Rimane in silenzio a lungo, io faccio altrettanto. Distoglie lo sguardo lui, lo faccio anche io. Il suo arto mancante mi mette tristezza ma la dissimulo bene. Poi torna a parlare, serio, con la sua tipica, brutale, schiettezza.
-Senti, Dorothy, l'ultima cosa che vedrai sarò io che faccio il sentimentale. Parlerò chiaro: ti sto facendo un cazzo di regalo che non ti meriti affatto e l'unico motivo per cui lo faccio è che sei abbastanza figliodiputtanatestadicazzo per non lasciare che finisca sprecato. Quel cazzo di culo che ti ritrovi ti torna buono ancora una volta, Dietrich. Sarà che sei nato tra quei damerini unionisti del Core, con camicia e calzoni firmati...
Esita, si prende una delle sue lunghe pause durante la quale mi scruta, quasi volesse esaminarmi a fondo. Gli piace tanto anche chiamarmi con nomi femminili, si ispira alle sue puttane preferite, probabilmente. Prende un profondo sospiro e riprende a parlare. Io in tutto questo sono rimasto serio ed immobile, senza ben capire dove volesse andare a parare.
-...insomma, ho recuperato una Firefly in buone condizioni, l'ho fatta rimettere a posto, per diletto più che per altro. Come ben sai, è una nave da femminucce in gonnella a balze, con quell'aerodinamica del cazzo e il culo pesante che lascia tanto pensare che sia buona più come bordello che come trasporto. Siccome tu sei una biondina da bordello ambulante, ho pensato di darti l'opportunità di metterti in affari. Anche perché con l'appellativo di Capitan Dietrich e un Firefly non credo che tu possa sperare in tanto di meglio.
Si fa una nuova risata soffocata in un tossire rantolante. Ammetto di essere rimasto senza parole. Si è fermato davvero, adesso ne ho la certezza. Lo fisso senza riuscire a cambiare espressione. Credo che in questo momento il mio sguardo gli stia pesando. Non lo distolgo. E' il discorso più lungo che gli ho sentito fare ed ha l'aria di voler continuare. Ha sempre disprezzato la classe Firefly ma la storia del bordello non è nuova. So che esiste davvero una casa di piacere ricavata all'interno di una nave rottamata, da qualche parte a Phoenix. Ma credo di riuscire a capirlo. Mi sta passando una sorta di... eredità. Deglutisco a vuoto, un paio di volte e continuo a fissarlo, serio.
- Parliamoci chiaro, Dietrich. Io su una Firefly neanche ci salgo. La do a te perché sei troppo impegnato a fare il cagnolino per qualcuno e troppo sfigato nel gioco d'azzardo per poterti mai permettere di acquistarne una da solo. Non hai le palle, se capisci cosa intendo, di fare scelte indipendenti. Sei troppo stronzo per fregartene di quel vuoto che hai dentro ma sei abbastanza scaltro da aver capito che conviene girare attorno ad un buco nero che non potrai mai riempire in questo fottuto 'verse. La nave è tua. Dalle un nome decente, per favore, cazzo... anzi no, è una Firefly, dalle il nome di qualche troietta unionista del Core. Tipo... Tiffany!
Continuo ad ascoltare in silenzio. E' diventato loquace, probabilmente soffre la solitudine di un equipaggio che lo ha abbandonato. E sta bene così. Vuole morire solo, è palese. Aspetto la sua condizione, anche se so già cosa dirà. Credo di avere già gli occhi lucidi.
(Si è fermato)
- Dietrich... se la tieni ferma...
Lascio andare a vuoto la sua minaccia. Ho capito.
- Non succederà.
Gli rispondo così, la voce non mi trema.
(Si è fermato)
- Dietrich... sei un uomo fortunato. Porta i miei saluti alla tua bella. Lei sì che ha le palle.
(Lo so.)
Dunque mi teneva d'occhio davvero. Mi prendo il mio tempo per rispondere, cerco le parole. Poi opto per la semplicità.
-...d'accordo, Capitano.
[...]
Si è fermato.
[...]
giugno 23, 2012
giugno 22, 2012
Dov'è il Capitano Friedrich Mariner.
Non è una domanda.
So dov'è, me l'ha detto lui.
Non è un'esclamazione.
Non ho questo genere di reazioni. Men che mai in forma scritta.
E' solo un titolo.
E il capitano Friedrich è quanto di più vicino abbia mai avuto ad un amico.
Aveva ancora le gambe l'ultima volta che l'ho visto.
Lo chiamavano "Old Mariner". Era sui cinquanta, all'epoca.
Adesso si è probabilmente guadagnato il giusto nome di "Ancient Mariner", immagino.
Il suo messaggio. Dopo anni di disteso silenzio ed un dignitoso ignorarci:
Ha perso le gambe. Una l'aveva già persa, in senso letterale. Abbattuto in volo su Hera, battaglia di Serenity Valley. Una guerra fatta per gioco, dalla parte degli Indipendentisti perché, a detta sua, odia il blu. Non sono troppo convinto che sia in senso figurato ma di sicuro, non si può muovere. E a te, non ti vedo mai, il che è un bene. Non mi sono fermato, mai. Lo so che lo apprezza, mi ha insegnato lui l'importanza del verbo andare. Ed ho sempre stimato il suo modo ermetico di comunicare. Vieni a trovarmi, prima che debba mandare qualcuno a trovare te. Ecco la dimostrazione che non si può muovere. Non come vorrebbe almeno. Ma perché voglia vedermi, questo proprio non riesco ad immaginarlo.
Una vecchia testadicazzo, freddo come il ghiaccio e solido come se l'avessero scolpito nel granito. Ma non ho imparato da lui. Se gli sono in qualche modo simile è per via di una certa affinità esistenziale. Che deve essere anche il motivo per il quale si è in qualche modo interessato a me.
Non ricordo neanche come l'ho conosciuto, forse era amico di mio padre, forse no. C'è praticamente sempre stato. O mai. E' stato intorno. Ha orbitato irrequieto finché non è finita la guerra. Poi è scomparso e nessuno dei due deve aver mai pensato di cercare l'altro. Fino ad ora.
Deve avermi passato la precaria instabilità e quel suo particolare egotismo selvaggio.
Con le ultime notizie sapevo che aveva aperto la sua Wyoming a chiunque fosse in grado di rendersi utile a bordo o di pagarsi un trasporto. Si faceva pochi scrupoli, secondo i pochi contatti che ho conservato: la regola fondamentale era: tenere sempre in movimento la Chiave del cielo. Gli ho sempre invidiato quel nome.
Probabilmente vorrà raccontarmi la sua storia, come nella ballata della Terra-che-fu.
La cosa che mi preoccupa è che è fermo davvero. La trasmissione Cortex mostrava la provenienza: Sistema Polaris - Phoenix. So anche dove, di preciso, nonostante il messaggio non possa darmi altri indizi.
Vado a sentire che mi dice, prima che "Mandi qualcuno a trovarmi".
Gli risparmierò questa umiliazione.
So dov'è, me l'ha detto lui.
Non è un'esclamazione.
Non ho questo genere di reazioni. Men che mai in forma scritta.
E' solo un titolo.
E il capitano Friedrich è quanto di più vicino abbia mai avuto ad un amico.
Aveva ancora le gambe l'ultima volta che l'ho visto.
Lo chiamavano "Old Mariner". Era sui cinquanta, all'epoca.
Adesso si è probabilmente guadagnato il giusto nome di "Ancient Mariner", immagino.
Il suo messaggio. Dopo anni di disteso silenzio ed un dignitoso ignorarci:
"Ho perso le gambe, Dietrich, ma ci vedo ancora bene.
E a te, non ti vedo mai. Il che è un bene.
Vieni a trovarmi, prima che debba mandare qualcuno a trovare te.
Capitan Friedrich Mariner "
Ha perso le gambe. Una l'aveva già persa, in senso letterale. Abbattuto in volo su Hera, battaglia di Serenity Valley. Una guerra fatta per gioco, dalla parte degli Indipendentisti perché, a detta sua, odia il blu. Non sono troppo convinto che sia in senso figurato ma di sicuro, non si può muovere. E a te, non ti vedo mai, il che è un bene. Non mi sono fermato, mai. Lo so che lo apprezza, mi ha insegnato lui l'importanza del verbo andare. Ed ho sempre stimato il suo modo ermetico di comunicare. Vieni a trovarmi, prima che debba mandare qualcuno a trovare te. Ecco la dimostrazione che non si può muovere. Non come vorrebbe almeno. Ma perché voglia vedermi, questo proprio non riesco ad immaginarlo.
Una vecchia testadicazzo, freddo come il ghiaccio e solido come se l'avessero scolpito nel granito. Ma non ho imparato da lui. Se gli sono in qualche modo simile è per via di una certa affinità esistenziale. Che deve essere anche il motivo per il quale si è in qualche modo interessato a me.
Non ricordo neanche come l'ho conosciuto, forse era amico di mio padre, forse no. C'è praticamente sempre stato. O mai. E' stato intorno. Ha orbitato irrequieto finché non è finita la guerra. Poi è scomparso e nessuno dei due deve aver mai pensato di cercare l'altro. Fino ad ora.
Deve avermi passato la precaria instabilità e quel suo particolare egotismo selvaggio.
Con le ultime notizie sapevo che aveva aperto la sua Wyoming a chiunque fosse in grado di rendersi utile a bordo o di pagarsi un trasporto. Si faceva pochi scrupoli, secondo i pochi contatti che ho conservato: la regola fondamentale era: tenere sempre in movimento la Chiave del cielo. Gli ho sempre invidiato quel nome.
Probabilmente vorrà raccontarmi la sua storia, come nella ballata della Terra-che-fu.
La cosa che mi preoccupa è che è fermo davvero. La trasmissione Cortex mostrava la provenienza: Sistema Polaris - Phoenix. So anche dove, di preciso, nonostante il messaggio non possa darmi altri indizi.
Vado a sentire che mi dice, prima che "Mandi qualcuno a trovarmi".
Gli risparmierò questa umiliazione.
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giugno 20, 2012
Al denaro, all'Amore e al cielo.
Pare sia giunto il momento di reimpostare la mia vita.
Non che ciò mi sconvolga più di tanto, ho subito più stravolgimenti negli ultimi tempi di quanti ne abbia subiti nei precedenti trent'anni che esisto in questo 'verse.
Per ordine:
denaro.
Per una volta ho azzeccato una sostanziosa scommessa. I soldi non mi durano mai granché, specie se liquidi. So già come investirli in relativa sicurezza. Non mi è mai importato del denaro, al di fuori di una scommessa, ovviamente. Vinto o perso che sia, finito il gioco, non ha veramente più nessun'attrattiva per me.
Ho messo da parte quanto mi basta per condurre un'esistenza dignitosa. Posso permettermi di perdere ancora molto, in sostanza. E con un regalo a lei, penso che sarà speso nel migliore dei modi.
Amore.
Indubbiamente il mio argomento preferito.
Amelie ha cantato per me, al Roadhouse. Una dichiarazione d'amore pubblica ed esplicita, che ha sfidato le opinioni di tutti i presenti e forse anche oltre. L'unica cosa che supera in intensità l'orgoglio di cui mi ha riempito con i suoi atti è il mio sentimento per lei. Io non credevo potesse esistere qualcosa di così totalizzante, forse si può vivere davvero di solo amore.
Ricordo ogni singola nota di quella canzone, come delle altre che ha eseguito per me. Così come ricordo le parole che ha detto, nel dedicarmela.
Credo che la sua presenza nella mia vita sia la confutazione di ogni teoria che vede una sorta di equilibrio karmico nel 'verse.
"Lei è un uomo fortunato, mister Dietrich." ricordo anche queste parole. E ricordo anche che non ho pouto che rispondere un semplice "Sì."
cielo.
Tralasciando la dicotomia gioco/amore in merito alla fortuna, alla quale so benissimo di non credere, direi che la mia vincita, in denaro, si arrivata giusto in tempo per vedermi perdere la nave.
Ho scritto la mia lettera di dimissioni e l'ho presentata a Lydia. E' stata una scelta difficile. Ho lasciato molti equipaggi e molte navi. Ma i Phantom e la Banshee mi hanno segnato più di quanto avrei creduto. Sono solito scrollarmi dalle spalle pezzi di passato con una semplice scossa. Eppure stavolta ne ho sofferto non poco.
Ma quello non è più il mio posto. L'agenzia è troppo legata alla Shouye ed al Core, che continua a rigettarmi. Ci hanno messo un istante a sostituire Amelie. Li capisco, non avrei fatto diversamente al posto loro. Ma non riesco ad accettarlo, né a lavorare serenamente per persone che hanno voltato le spalle ad Amelie e si permettono di guardare a lei con disprezzo. Un nuovo accompagnatore a bordo con cui lavorare a stretto contatto è stata l'ultima spinta che mi ha allontanato.
Voglio comunque prendere parte al destino di Baylong, spero vogliano permettermelo comunque. Ho avvisato l'equipaggio, dopo aver scritto la mia rinuncia ufficiale a Lydia. Ricordo Quinn ferita, nella polvere di Oak Town. Non dimentico.
Mi mancherà la plancia della Banshee, oltretutto. Una signora nave. Di un carisma che ho riscontrato in pochissime altre navi.
Amelie è su Hall Point, Zoya se n'è andata.
Non sono il tipo da legarsi molto. Spero gli altri capiscano.
Non lascerò il cielo, però. Morireri, senza la possibilità di viaggiare.
E sto iniziando a maturare l'idea di mettere in volo una nave. Una nave che raccolga persone che desiderano solo viaggiare per il gusto o la necessità di farlo.
Una nave abitata da miei simili. Qualcosa che fino ad ora ho sempre rifuggito.
Solo una fantasia. Per ora.
Non che ciò mi sconvolga più di tanto, ho subito più stravolgimenti negli ultimi tempi di quanti ne abbia subiti nei precedenti trent'anni che esisto in questo 'verse.
Per ordine:
denaro.
Per una volta ho azzeccato una sostanziosa scommessa. I soldi non mi durano mai granché, specie se liquidi. So già come investirli in relativa sicurezza. Non mi è mai importato del denaro, al di fuori di una scommessa, ovviamente. Vinto o perso che sia, finito il gioco, non ha veramente più nessun'attrattiva per me.
Ho messo da parte quanto mi basta per condurre un'esistenza dignitosa. Posso permettermi di perdere ancora molto, in sostanza. E con un regalo a lei, penso che sarà speso nel migliore dei modi.
Amore.
Indubbiamente il mio argomento preferito.
Amelie ha cantato per me, al Roadhouse. Una dichiarazione d'amore pubblica ed esplicita, che ha sfidato le opinioni di tutti i presenti e forse anche oltre. L'unica cosa che supera in intensità l'orgoglio di cui mi ha riempito con i suoi atti è il mio sentimento per lei. Io non credevo potesse esistere qualcosa di così totalizzante, forse si può vivere davvero di solo amore.
Ricordo ogni singola nota di quella canzone, come delle altre che ha eseguito per me. Così come ricordo le parole che ha detto, nel dedicarmela.
Credo che la sua presenza nella mia vita sia la confutazione di ogni teoria che vede una sorta di equilibrio karmico nel 'verse.
"Lei è un uomo fortunato, mister Dietrich." ricordo anche queste parole. E ricordo anche che non ho pouto che rispondere un semplice "Sì."
cielo.
Tralasciando la dicotomia gioco/amore in merito alla fortuna, alla quale so benissimo di non credere, direi che la mia vincita, in denaro, si arrivata giusto in tempo per vedermi perdere la nave.
Ho scritto la mia lettera di dimissioni e l'ho presentata a Lydia. E' stata una scelta difficile. Ho lasciato molti equipaggi e molte navi. Ma i Phantom e la Banshee mi hanno segnato più di quanto avrei creduto. Sono solito scrollarmi dalle spalle pezzi di passato con una semplice scossa. Eppure stavolta ne ho sofferto non poco.
Ma quello non è più il mio posto. L'agenzia è troppo legata alla Shouye ed al Core, che continua a rigettarmi. Ci hanno messo un istante a sostituire Amelie. Li capisco, non avrei fatto diversamente al posto loro. Ma non riesco ad accettarlo, né a lavorare serenamente per persone che hanno voltato le spalle ad Amelie e si permettono di guardare a lei con disprezzo. Un nuovo accompagnatore a bordo con cui lavorare a stretto contatto è stata l'ultima spinta che mi ha allontanato.
Voglio comunque prendere parte al destino di Baylong, spero vogliano permettermelo comunque. Ho avvisato l'equipaggio, dopo aver scritto la mia rinuncia ufficiale a Lydia. Ricordo Quinn ferita, nella polvere di Oak Town. Non dimentico.
Mi mancherà la plancia della Banshee, oltretutto. Una signora nave. Di un carisma che ho riscontrato in pochissime altre navi.
Amelie è su Hall Point, Zoya se n'è andata.
Non sono il tipo da legarsi molto. Spero gli altri capiscano.
Non lascerò il cielo, però. Morireri, senza la possibilità di viaggiare.
E sto iniziando a maturare l'idea di mettere in volo una nave. Una nave che raccolga persone che desiderano solo viaggiare per il gusto o la necessità di farlo.
Una nave abitata da miei simili. Qualcosa che fino ad ora ho sempre rifuggito.
Solo una fantasia. Per ora.
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giugno 17, 2012
Chi è Yu?
Ogni tanto, ancora mi sveglio nel cuore della notte e sogno di Yu.
Mi ricordo perfettamente tutto. Tranne il suo volto.
- Dietrich, porta questa nave al riparo, ora!
E io l'ho fatto. Poche manovre, senza fronzoli. Tante scosse, un paio di commilitoni li ho visti rovinare a terra. Ma in centottanta secondi eravamo dietro la grande ombra della Swordfish. Relativamente al sicuro dal fuoco delle batterie di contraerea.
Non doveva esserci contraerea lì. Gli Indipendentisti non dovevano essere penetrati così in profondità sul territorio. Le proteste di qualcuno che non ricordo, inutili.
Poi si sono alzati in volo. Non sono riuscito a contarli, neanche con l'ausilio dei sensori. Uno sciame di light cruiser da guerra. Ricordo il destino della Swordfish, le esplosioni sono sbocciate come fiori sul suo dorso, durante la picchiata dei caccia in formazione. E' planata verso il suolo roccioso quasi con pigrizia, lasciandosi dietro la scia di fumo che ci ha investito e nascosto. Siamo stati ignorati a lungo anche se era chiaro che eravamo stati avvistati.
Siamo scesi nella colonna nera del canto di morte della Swordfish. Ancora oggi non conosco il nome del comandante a bordo. Il tenente Wordsworth invece lo ricordo, continuava a sbraitare ordini nel mio orecchio.
- Resta nascosto Dietrich! Volo radente!
Non potevo scendere ancora, l'esplosione ci avrebbe investiti in pieno e distrutti. Era chiaro come il sole, non so a cosa stesse pensando il Tenente. Sono uscito dalla scia. Tardi. La deflagrazione scaturita dal contatto tra il terreno e la Swordfish ci ha investito comunque, ha danneggiato anche la Marlene sulla quale prestavo servizio per la gloria dell'Alleanza. Il post bruciatore di destra, in particolar modo. Pressoché fuori uso. Abbiamo iniziato a beccheggiare. Una nave che non risponde ai comandi, è una delle sensazioni peggiori che un uomo può provare.
Ed eravamo così vicini!
- Dietrich, gli ordini! Devi raggiungere Yu...
Le parole sono morte in gola al tenente Wordsworth nel momento in cui il colpo sparato quasi distrattamente da un caccia ha sfondato i vetri del ponte di comando e lo ha ucciso sul colpo.
Io sono stato investito soltanto da schegge e frammenti, ma sulla plancia è stato l'inferno. Tutto rischiava di essere spazzato via. I miei ricordi si interrompono con il monitor che mi offre l'immagine disturbata e priva di sonoro di una ragazza che cerca di parlare con aria concitata. Non posso capire le sue parole, leggere le labbra. Capisco che è Yu, se quello è il suo nome, vedo la sua divisa blu, i suoi capelli rossi. Ma faccio fatica a tenere aperti gli occhi e devo aver battuto la testa. Ci vedo sfuocato.
Il tempo di prepararsi al peggio, con la poca lucidità rimasta.
Non riesco a ricordare il suo viso.
Mi capita spesso di sognare Yu. Non la raggiungo mai. Spesso c'è la guerra, altre volte no. Temo che sia ormai diventato il simbolo della mia paura di un fallimento.
I contorni del suo viso sono sfumati, le labbra si muovono senza che io possa capire cosa stia dicendo.
Sono sicuro che stesse cercando di dirmi qualcosa di importante. E credo che sia morta, ormai.
Forse è per questo che il ricordo di una persona sconosciuta e priva di volto mi tormenta quanto e più dei compagni caduti a cui so dare un'identità.
Quando sono uscito dalla plancia, ero messo piuttosto male. Ancora non so chi mi abbia tirato fuori, di preciso, ma il soprannome di Lucky Jan me lo sono preso in quell'episodio. Forse addirittura mi sono trascinato fuori da solo, strisciando oltre la carcassa della Marlene. Pensavo che la guerra sarebbe finita in quel momento, prigioniero di persone che avevo cercato di ammazzare fino a poche ore prima.
La prima volta che sono stato abbattuto. Sono sopravvissuto solo io, non certo per la mia abilità di pilota.
La prima volta che sono stato abbattuto, è successo così in fretta che neanche credo di aver capito come sia successo.
Quello che ho capito, appena mi hanno rimesso una nave tra le mani, ancora in guerra, è che sarebbe potuto ricapitare in qualunque momento, in qualunque volo.
Come poi, è successo.
Ma della Pioggia di Sadrany voglio parlarne prima a lei che a me stesso.
giugno 12, 2012
Il vento.
Se ne succedono di cose.
Inizio a domandarmi se estingua di più l'immobilità o l'eccessivo dinamismo.
Ma sono ancora sicuro che l'immobilità regali una morte un po' peggiore.
Largo al vento del 'verse. Si torna a cavalcare le correnti.
Le cose che ho scoperto, mi manca il coraggio di confidarle anche ad un foglio elettronico.
Alcune non voglio crederle, altre voglio sperarle.
Altri sono fatti: palesi, evidenti, innegabili.
Cara, sporca, vecchia realtà,
non ho mai fatto il tifo per te.
Ma stavolta sono costretto.
Il nemico del mio nemico è mio amico. Le parole di Quinn, rubate, distorte e costrette in una concezione del tutto mia. Non sono mai stato bravo con le parole. E non è una questione di pigrizia. Il mio è un quotidiano scontro, un rapporto conflittuale. Una guerra privata.
E a proposito di guerra privata, ho visto cadere una nave. Esplodere una nave.
Nella mia vita ho praticamente vissuto solo su vascelli spaziali.
Non ne vedevo cadere uno da - dalla Pioggia di Sadrany.
Inizio a domandarmi se estingua di più l'immobilità o l'eccessivo dinamismo.
Ma sono ancora sicuro che l'immobilità regali una morte un po' peggiore.
Largo al vento del 'verse. Si torna a cavalcare le correnti.
Le cose che ho scoperto, mi manca il coraggio di confidarle anche ad un foglio elettronico.
Alcune non voglio crederle, altre voglio sperarle.
Altri sono fatti: palesi, evidenti, innegabili.
Cara, sporca, vecchia realtà,
non ho mai fatto il tifo per te.
Ma stavolta sono costretto.
Il nemico del mio nemico è mio amico. Le parole di Quinn, rubate, distorte e costrette in una concezione del tutto mia. Non sono mai stato bravo con le parole. E non è una questione di pigrizia. Il mio è un quotidiano scontro, un rapporto conflittuale. Una guerra privata.
E a proposito di guerra privata, ho visto cadere una nave. Esplodere una nave.
Nella mia vita ho praticamente vissuto solo su vascelli spaziali.
Non ne vedevo cadere uno da - dalla Pioggia di Sadrany.
"...eravamo una macchina sola, io pensavo ed era cosa fatta.
Nessuno ci stava dietro, senza peso e senza ingombro.
Solo pensiero veloce.
A terra si vedevano solo bocche spalancate.
Ed era solo volontà di precisione, la guerra, solo l'occasione.
E i nemici quasi complici di questa volontà.
Complici e gregari della nostra temerarietà."
Mi torna a mente una vecchia canzone. Non avrei più il coraggio di intonarla.
Non dopo Amelie.
E sto tergiversando.
In realtà, al di là di scelte, di fantasmi. Di incontri.
Volevo solo scrivere che ho paura.
Rischio di saltare alla gola del primo che le si rivolge male.
Un terrore freddo che svanisce solo se è con me. O che riesco a dimenticare; perché il presente con lei, eclissa passato e futuro.
La ammiro per la sua capacità di compiere scelte importanti senza farsi catturare dall'immobilismo. E' fonte d'ispirazione per me. E sono più che mai soddisfatto di come sceglie, di cosa sceglie.
Forse potrei riassumere tutto entrando nel campo semantico delle parole d'amore. Ma sono tremendamente abusate, nel 'verse. E, lei, sono sempre più convinto che a questo 'verse non appartenga davvero.
Lei si fida di Brent Ratliff, probabilmente dovrei farlo anche io. Ho tutti i motivi per ringraziarlo. L'ho fatto, seppur senza l'enfasi che il gesto avrebbe forse meritato.
Ma è una persona troppo sveglia perché non sia portato a diffidare.
Amelie sostiene che avrebbe offerto un posto anche a me, sullo Skyplex di Hall Point.
Immagino sia abbastanza intelligente da capire che, per come stanno le cose, abbia la mia fedeltà senza neanche dovermi pagare uno stipendio.
Amelie, Zoya.
Ho bisogno di parlare con Lydia.
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giugno 05, 2012
Futuro.
Ho titolato così. E non mi pesa neanche un po'.
Ho ricevuto la più grande dimostrazione d'amore che si possa ricevere nel 'verse.
Ho una certezza con me, bellissima e vivente.
Uscirò dalla mia invisibilità se necessario.
Non mi spaventa parlare di futuro, con la consapevolezza di farlo.
Vedo gli sguardi nei suoi confronti, vedo come sono cambiati.
Ho letto il disprezzo sostituirsi all'ammirazione negli occhi di qualcuno.
Amelie non è forse più Amelie fuori dalla Shouye?
Forse, si pensi ciò che si vuole.
Lasciamoli dire.
Nessuno mi farà chinare il capo e abbassare lo sguardo.
Né a lei.
Misere, le vite di costoro che non sanno riconoscere che c'è qualcosa di migliore nel 'verse, di un serie di valori più antichi delle persone e dunque di infimo valore. Credo nella vita, nella singola vita che consiste nel presente e fluisce in un futuro senza che esso abbia esistenza diversa dal primo.
La Libertà si declina in tanti modi, per afferrarla si deve rinunciare a cose ed accettarne altre.
Rinunciare ad una serie di libertà diverse e contraddittorie, anche.
Che il prezzo della rinuncia, in favore di una maiuscola, sia alto o basso, non cambia il fatto che vada pagato.
Salderemo ogni conto che ci verrà presentato.
C'è una cabina per gli ospiti nel 'verse. La abiteremo.
Abiteremo il 'verse, anche se non ci avrà.
Non sopra, né sotto. Soltanto oltre. Al di là di questo, al di là della logica comune.
Se abbiamo ancora amici - e li abbiamo - accetteremo il loro aiuto senza domandare nulla.
La Fortuna ama essere sfidata se lo si fa con consapevolezza.
Noi siamo consapevoli.
Se sarà difficile, mi domando allora: che cos'è facile?
E la facilità, a volerla polarizzare in termini di positivo o negativo, ha una connotazione così scontata?
Mi prendo la libertà di giudicare tutto il 'verse, individuo per individuo. E' una libertà che mi appartiene.
Dall'alto di nessun piedistallo, solo dalla posizione privilegiata di chi, da sempre, osserva.
E' l'occhio dello straniero.
Ho ricevuto la più grande dimostrazione d'amore che si possa ricevere nel 'verse.
Ho una certezza con me, bellissima e vivente.
Uscirò dalla mia invisibilità se necessario.
Non mi spaventa parlare di futuro, con la consapevolezza di farlo.
Vedo gli sguardi nei suoi confronti, vedo come sono cambiati.
Ho letto il disprezzo sostituirsi all'ammirazione negli occhi di qualcuno.
Amelie non è forse più Amelie fuori dalla Shouye?
Forse, si pensi ciò che si vuole.
Lasciamoli dire.
Nessuno mi farà chinare il capo e abbassare lo sguardo.
Né a lei.
Misere, le vite di costoro che non sanno riconoscere che c'è qualcosa di migliore nel 'verse, di un serie di valori più antichi delle persone e dunque di infimo valore. Credo nella vita, nella singola vita che consiste nel presente e fluisce in un futuro senza che esso abbia esistenza diversa dal primo.
La Libertà si declina in tanti modi, per afferrarla si deve rinunciare a cose ed accettarne altre.
Rinunciare ad una serie di libertà diverse e contraddittorie, anche.
Che il prezzo della rinuncia, in favore di una maiuscola, sia alto o basso, non cambia il fatto che vada pagato.
Salderemo ogni conto che ci verrà presentato.
C'è una cabina per gli ospiti nel 'verse. La abiteremo.
Abiteremo il 'verse, anche se non ci avrà.
Non sopra, né sotto. Soltanto oltre. Al di là di questo, al di là della logica comune.
Se abbiamo ancora amici - e li abbiamo - accetteremo il loro aiuto senza domandare nulla.
La Fortuna ama essere sfidata se lo si fa con consapevolezza.
Noi siamo consapevoli.
Se sarà difficile, mi domando allora: che cos'è facile?
E la facilità, a volerla polarizzare in termini di positivo o negativo, ha una connotazione così scontata?
Mi prendo la libertà di giudicare tutto il 'verse, individuo per individuo. E' una libertà che mi appartiene.
Dall'alto di nessun piedistallo, solo dalla posizione privilegiata di chi, da sempre, osserva.
E' l'occhio dello straniero.
giugno 02, 2012
Perfect Day
La nave da trasporto di classe Wyoming ci sta riportando via da Bullfinch.
Sono sulla plancia, sto lavorando alla rotta con la mente più fresca che ricordi negli ultimi quindici anni.
Immagino di essere divertente, da osservare, in giornate come questa. Immagino di avere un'espressione un po' strana, sperduta.
Bullfinch: lontanissimo dal Core, lontanissimo da Baylong, lontano dal malevole Greenfield. Spazi aperti, praterie, piccoli ranch. Densità demografica sensibilmente bassa. Una specie di paradiso bucolico, insomma.
Non è difficile che qualche conoscente mi chieda di restituire un favore passato o che saldi un debito di gioco prestando servizio su una nave per un breve lavoro. Insomma, non esattamente il massimo del romanticismo, come primo viaggio con Amelie, ma è quanto posso offrirle. Mi piace pensare che abbia apprezzato, ne sono quasi sicuro in realtà. Le ho promesso che un giorno la farò viaggiare come una principessa. Spero mi abbia creduto perché ero serio.
Io non credevo si potesse perdere la testa così. In effetti, penso che sia impossibile farlo per una persona. Continuo a credere che in Amelie ci sia qualcosa che trascende l'umana condizione.
Il mio concetto di perfezione condensato in poche decine di ore:
Viaggiare verso un sistema remoto con la persona che amo, lasciarsi alle spalle le preoccupazioni come l'atmosfera viscosa di un pianeta trattenuta dalla sua gravità. Prenderci del tempo per noi e noi soltanto, cavalcare, giocare.
Le ho chiesto un bacio su ogni pianeta che visiteremo. Sto cercando di coinvolgerla in queste piccole ritualità perché parlare di futuro non è da me. E mi sembra di impegnarci, in qualche modo, senza dover affrontare l'argomento in via diretta.
Credo lo abbia capito, o se non lo ha fatto lo immagina. O magari condivide. In ogni caso, il genere di ritualità che aveva in testa è stato piuttosto eloquente per farmi intuire una certa affinità di intenti.
Io ho respirato amore e libertà con l'aria di Bullfinch. Non chiedo di meglio al mio concetto di perfezione.
E adesso, le preoccupazioni della vita nel 'Verse ci aspettano, pronte ad inghiottire questa nave come una fascia di asteroidi. Il ritorno non ha mai il fascino dell'andata, per questo non amo parlare in questi termini. Ma alle cose bisogna dare il loro nome e questo è senza dubbio un ritorno. Ci siamo presi il nostro tempo, la nostra giornata, il nostro viaggio.
Quando avevo deciso di chiudere le porte "...io sono corpo tutto intero e nient'altro." avevo dimenticato quanto si possano ripercuotere sul fisico certe sensazioni.
E adesso, il Core riprenderà a respingermi, il Border a tormentare da vicino e il Rim a minacciare da lontano. "La terra è una parentesi tra una partenza e l'altra." Rimane lo spazio aperto dove trovare rifugio. Nell'oscurità, liquida e avvolgente. Io ho due finestre costantemente aperte sul cielo, quando è con me.
Io sono fortunato, penso che sia vero quanto mi dicevano, a questo punto.
Sono sulla plancia, sto lavorando alla rotta con la mente più fresca che ricordi negli ultimi quindici anni.
Immagino di essere divertente, da osservare, in giornate come questa. Immagino di avere un'espressione un po' strana, sperduta.
Bullfinch: lontanissimo dal Core, lontanissimo da Baylong, lontano dal malevole Greenfield. Spazi aperti, praterie, piccoli ranch. Densità demografica sensibilmente bassa. Una specie di paradiso bucolico, insomma.
Non è difficile che qualche conoscente mi chieda di restituire un favore passato o che saldi un debito di gioco prestando servizio su una nave per un breve lavoro. Insomma, non esattamente il massimo del romanticismo, come primo viaggio con Amelie, ma è quanto posso offrirle. Mi piace pensare che abbia apprezzato, ne sono quasi sicuro in realtà. Le ho promesso che un giorno la farò viaggiare come una principessa. Spero mi abbia creduto perché ero serio.
Io non credevo si potesse perdere la testa così. In effetti, penso che sia impossibile farlo per una persona. Continuo a credere che in Amelie ci sia qualcosa che trascende l'umana condizione.
Il mio concetto di perfezione condensato in poche decine di ore:
Viaggiare verso un sistema remoto con la persona che amo, lasciarsi alle spalle le preoccupazioni come l'atmosfera viscosa di un pianeta trattenuta dalla sua gravità. Prenderci del tempo per noi e noi soltanto, cavalcare, giocare.
Le ho chiesto un bacio su ogni pianeta che visiteremo. Sto cercando di coinvolgerla in queste piccole ritualità perché parlare di futuro non è da me. E mi sembra di impegnarci, in qualche modo, senza dover affrontare l'argomento in via diretta.
Credo lo abbia capito, o se non lo ha fatto lo immagina. O magari condivide. In ogni caso, il genere di ritualità che aveva in testa è stato piuttosto eloquente per farmi intuire una certa affinità di intenti.
Io ho respirato amore e libertà con l'aria di Bullfinch. Non chiedo di meglio al mio concetto di perfezione.
E adesso, le preoccupazioni della vita nel 'Verse ci aspettano, pronte ad inghiottire questa nave come una fascia di asteroidi. Il ritorno non ha mai il fascino dell'andata, per questo non amo parlare in questi termini. Ma alle cose bisogna dare il loro nome e questo è senza dubbio un ritorno. Ci siamo presi il nostro tempo, la nostra giornata, il nostro viaggio.
Quando avevo deciso di chiudere le porte "...io sono corpo tutto intero e nient'altro." avevo dimenticato quanto si possano ripercuotere sul fisico certe sensazioni.
E adesso, il Core riprenderà a respingermi, il Border a tormentare da vicino e il Rim a minacciare da lontano. "La terra è una parentesi tra una partenza e l'altra." Rimane lo spazio aperto dove trovare rifugio. Nell'oscurità, liquida e avvolgente. Io ho due finestre costantemente aperte sul cielo, quando è con me.
Io sono fortunato, penso che sia vero quanto mi dicevano, a questo punto.
Una novità.
Amelie ha lasciato la Shouye.
Io credo che poche altre persone nel 'Verse avrebbero avuto la stessa forza e lo stesso coraggio.
E credo che poche, allo stesso modo, abbiano ricevuto un onore paragonabile a quello che ho ricevuto io.
Quando ho cominciato a capire le sue intenzioni, penso di essere rimasto impassibile. Perché non avevo la minima idea di come reagire e quella consapevolezza ha inibito la mia già scarsa capacità di esternare emozioni.
Non le avrei mai chiesto una cosa del genere.
Ma io so bene quanto avrei desiderato di averla solo per me.
Di poterla baciare e abbracciare ovunque, di fronte a chiunque, ed essere corrisposto.
Sì, ho pensato anche all'eventualità di urlare al 'Verse che lei è mia.
Avrei voluto esserle d'aiuto prima che andasse ad affrontare miss Leroux.
E' successo tutto piuttosto in fretta.
Io sono tutt'altro che lucido in questi ultimi tempi, non credo di essere in grado di ragionare bene. Credo di aver perduto un po' il contatto.
Ogni tanto, quando sono con lei, sento il bisogno di guardarmi intorno in cerca di conferme della realtà della situazione. Se le assicuro che sono reale, farà lo stesso con me. Siamo rimasti così. Mi fa sorridere anche adesso, rileggere. Un buon modo per tenere il 'Verse lontano da noi.
Quando non c'è, passo del tempo a guardare negli occhi il suo autoritratto. Stasera però mi è presa un po' così.
Ho buttato giù qualcosa che finora non ero riuscito a comporre in parole. Un risultato mediocre che ha acceso il mio bisogno di lei.
La vado a cercare.
Io credo che poche altre persone nel 'Verse avrebbero avuto la stessa forza e lo stesso coraggio.
E credo che poche, allo stesso modo, abbiano ricevuto un onore paragonabile a quello che ho ricevuto io.
Quando ho cominciato a capire le sue intenzioni, penso di essere rimasto impassibile. Perché non avevo la minima idea di come reagire e quella consapevolezza ha inibito la mia già scarsa capacità di esternare emozioni.
Non le avrei mai chiesto una cosa del genere.
Ma io so bene quanto avrei desiderato di averla solo per me.
Di poterla baciare e abbracciare ovunque, di fronte a chiunque, ed essere corrisposto.
Sì, ho pensato anche all'eventualità di urlare al 'Verse che lei è mia.
Avrei voluto esserle d'aiuto prima che andasse ad affrontare miss Leroux.
E' successo tutto piuttosto in fretta.
Io sono tutt'altro che lucido in questi ultimi tempi, non credo di essere in grado di ragionare bene. Credo di aver perduto un po' il contatto.
Ogni tanto, quando sono con lei, sento il bisogno di guardarmi intorno in cerca di conferme della realtà della situazione. Se le assicuro che sono reale, farà lo stesso con me. Siamo rimasti così. Mi fa sorridere anche adesso, rileggere. Un buon modo per tenere il 'Verse lontano da noi.
Quando non c'è, passo del tempo a guardare negli occhi il suo autoritratto. Stasera però mi è presa un po' così.
Ho buttato giù qualcosa che finora non ero riuscito a comporre in parole. Un risultato mediocre che ha acceso il mio bisogno di lei.
La vado a cercare.
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