maggio 27, 2012

Guerra

Era un po' che non mi capitava di trovarmi così vicino alla fine.
Dall'ultima volta che sono stato abbattuto, probabilmente. "Lucky Jan".
Ho passato più tempo in volo che a terra, e per poco non vado a morire sul suolo di Greenfield. Ho sempre pensato che sarei morto su una nave e che sarei stato io a decidere, più o meno, quando.
Ma questo non è importante.

Hanno sparato a Quinn, sparato per uccidere. Alle spalle, senza pietà.
Un atto di guerra? Non credo. L'assassinio non è guerra.
Una rappresaglia per la presunta inefficienza di un'agenzia non è uno scontro di volontà opposte, tese nel tentativo di rendere il 'Verse un posto migliore.
In due parole: non è un'atrocità pubblica. E' un'atrocità del tutto privata.
Concettualmente peggiore.
Non ho mai capito la guerra, entrambi gli schieramenti portavano avanti ideali convincenti. Me ne sono chiamato fuori, dopo aver tentato di anteporre degli ideali alle mie emozioni private.
Ho chiuso una porta che non avrei mai pensato di riaprire. Dopo il 5 novembre, a Sadrany, la guerra è finita per me. Dopo Serenity Valley, la guerra è finita per tutti.
Quando ho visto Zoya in divisa indipendentista mi è sembrato di tornare indietro.
"Nessuno di voi è un soldato."
Quanta verità, in queste parole.
C'è la Flotta, per fare i soldati. E qualche sacca di romantici Browncoats che non si sono rassegnati ad aver perso. Un àncora al passato, all'immobilità che estingue.

Il corpo di una giovane ragazza a terra, i capelli biondi sparsi, il sangue impastato alla polvere di Oak Town.
Non è questo il 'Verse al quale voglio riaprire una porta. E' il 'Verse che voglio chiudere fuori, da cui voglio scappare.

Eravamo in tre. Perché Quinn? Baylong sa di me? Sa di Amelie?
Adesso, sicuramente sospetta. Due sicari su due sono morti. C'era un terzo, nell'ombra?
Non riesco neanche a scrivere qualcosa, rigetto il pensiero.
Intanto ringrazio Olson e i suoi schiavi. Ci hanno salvato la vita.

Akurl è stato fantastico e Quinn ha una forza vitale impressionante.
Il colpo di un jackhammer, così, uccide. Io l'ho vista sorridere, dopo l'intervento.
Spero si riprenda presto. Sono sicuro che si riprenderà presto.
Come spero di aver parte nel fato degli assassini di Baylong. Come so che avrò una parte nella loro rovina.

Ma questa, non è la guerra.

Sono tornato a pensare allo spazio inesplorato. Un giorno prenderò una nave e punterò in linea retta l'Anello Esterno. Senza la pretesa di invertire la direzione.

In ogni caso, questo è domani.
Oggi non c'è guerra. Non c'è vendetta. Non c'è giustizia.
Oggi si lotta per sopravvivere.
E' una mera questione di sopravvivenza.
Non esistono contratti sociali, ci si riappropria del diritto a tutto.
"Quasi tutti i comportamenti dell'uomo e le sue attività, in atto, non sono diversi da quelli degli animali. Le conquiste tecnologiche e la nostra abilità artigiana non ci portano oltre il livello di superscimpanzé."
Non ricordo dove ho sentito questa frase, ma fa comodo:
Largo alla bestia.

maggio 26, 2012

Trainspotting

Sono andato a guardare i treni, alla stazione di Oak Town.
Mi sono sempre piaciuti i treni: macchine di un passato ancestrale, un incessante movimento di tratte e ingranaggi. Li ho sempre guardati facendomi beffe della loro strada segnata, dell'impossibilità di manovra. L'essere ridotti sostanzialmente non a due ma ad una dimensione nello spazio.
Io ho una capacità di spostamento direzionale maggiore. Io posso curvare, se non altro, quando voglio.
Eppure io ero quello che guardava i treni. Il pensiero è passato su un altro livello.
Io mi limitavo ad assistere alla vita. A guardare i treni passare.
Un concetto di libertà che oggi mi pare assurdo.
Relegare in potenza quanto avrei dovuto mettere in atto da sempre.
Mi domando se smetterò mai di trovare in me delle contraddizioni anche piuttosto grossolane.

Ho inseguito un ladro, tra le altre cose.
Come mi è venuto di farlo, non ne ho idea.
Non appartengo a Greenfield e la sua giustizia non mi riguarda.
Sto cambiando. Forse dovrei dire che Amelie mi sta cambiando, per essere del tutto onesto.
Ero con il capitano Wilson. O meglio Roona Mei.
Avevo letto dei Falcons ma non ho ricollegato subito la notizia.
Mi sento quasi in parte responsabile della sorte della compagnia. Anche riconoscere questo mi pare piuttosto assurdo. Se avessi accettato la proposta di imbarco da parte loro, magari.
Ma Lydia e Amelie sono state tremendamente convincenti per conto dei Phantom. E sono più che mai soddisfatto della mia scelta.
Come potrei non esserlo?
Quello che mi ha colpito di Roona Mei è il suo spirito.
Si è scusata con me per qualcosa che neanche credo di aver ben compreso. Mi sarei aspettato piuttosto che mi avesse semplicemente dimenticato come ha fatto col mio nome. (Tipico, Dietrich non lo ricorda mai nessuno.)
Certe dinamiche del 'verse probabilmente non le capirò mai.

E intanto, mi sono reso conto che il mio bisogno di Amelie non si placa neanche in volo.
L'ho incontrata in nottata, ad Hall Point. Non mi sono neanche cambiato per la fretta che avevo di vederla.
Era bellissima, come sempre. Penso che potrei stare ore a fissarla in silenzio a sentirla parlare, se non sentissi al contempo il bisogno più fisico del contatto di pelle contro pelle. Mi parla molto in francese, le ho detto che adoro sentirla parlare così e non mi fa mai mancare qualche sussurro in quella lingua. Non sono capace di dare soddisfazione, sul momento. Ma apprezzo veramente molto quanto sa capire al volo le cose e con quale prontezza mi esaudisce. Spero di saper fare altrettanto, a modo mio almeno. Perché si merita tutto quello che posso darle. E' preoccupata per Evah, mi ha parlato di miss Leroux e del capitano Rooster.
Non sono del tutto convinto che sia una buona idea andare a Greenfield per delle lezioni di tiro che potrebbero essere a portata di mano e su sistemi che non hanno ancora dimostrato la loro aperta ostilità nei suoi confronti. Mi premurerò di seguirla fin dove mi sarà concesso.
Ultimamente al gioco ho avuto una discreta sfortuna, spero di poterle passare almeno un po' della fortuna che mi spetta. Se la merita.
Perché guardare i treni passare non significa essere liberi dalle loro rotte metalliche.
Significa stare fermi. E l'immobilità non è libertà.
Io...

...scrivo e mi distraggo a guardarla dormire. Immagino si capisca bene, da quanto ho scritto. Non rileggo adesso. Se dovessi riaprire questo archivio, mi farà piacere rileggere così com'è.
Mi lascio anche un appunto personale: Qui, Jan, eri felice.

maggio 25, 2012

Addio, ombrellino rosso.

Forse ho osato troppo, oggi.
Immagino di essere un pessimo consigliere.
La sua era una richiesta di aiuto piuttosto evidente ma cosa avrei potuto fare?
Magari non chiderle di baciarmi in un parco in piena tempesta.
Spero nessuno l'abbia riconosciuta. C'era poca gente, ringraziando quella stessa tempesta.
Probabilmente è stato un errore.
Cosa avrei dovuto fare?
Dirle di lasciare la Shouye? L'ho pensato.
E un tempo non avrei esitato a concretizzare in linguaggio quel pensiero. Mi sarebbe bastata una parola sola, un tempo.
Preso dal mio egotismo discreto, sarebbe stato facile.
Cosa avrebbe dovuto importarmi dell'impatto su una vita altrui?
Ma il discorso è paradossale. Non ho mai ragionato in funzione del noi. Soltanto dell'io.
"Il più maledetto dei pronomi" mi dicevano.
Ma la Casa è una sua scelta. Con tutti i privilegi e le restrizioni che essa comporta.
Io posso stare al mio posto. Posso provarci almeno.
Posso evitare di pensare al suo lavoro. Posso...

Ma con che diritto dare un consiglio del genere?
Non posso. La risposta ce l'ho già.
E l'alternativa che mi manca. Dovrei aiutarla in qualche modo, parlandole magari.
Ma al contrario suo, io non sono mai stato bravo con le parole.
Non riuscirei a farle credere che non mi disturba il pensiero di saperla con altri uomini.
Clienti. Il classico esempio di parola che non muta l'essenza delle cose.
Mi ha detto che non riesce a lavorare come prima.
Rappresento una problematica, se non un problema, e sarebbe giusto fossi anche parte della soluzione.

Le ho chiesto che sapore avesse, per lei, uno slancio di libertà.
La risposta mi ha colpito a fondo.
Non avrei dovuto portarla a fare così ma ho adorato quel momento.
Un errore che ripeterei.
Spero non abbia pensato che volessi metterla alla prova, dovrei chiarire anche questo.
Non ho bisogno di dimostrazioni. Solo, la libertà si assapora anche a piccoli respiri.
Lei ha capito? E' almeno un passo avanti a me. E' anche per questo che la ammiro.


Dovrei pensare di più, questo è sicuro. Ma faccio fatica a concentrarmi.
Sarà colpa del Core.
Il Core mi respinge, lo fa da quando sono nato.
Forse dovrei dargliela vinta e riprendere lo spazio.

...e devo ricomprarle un ombrello.

maggio 23, 2012

Cambiamenti e.

E' stato piuttosto facile mentire e tacere allo specchio offerto da questo schermo.
Mi domando se registrare pensieri in formato digitale faccia parte di un'onestà che ognuno dovrebbe avere con se stesso. Nel mio caso probabilmente no.

Mentire e tacere, di fronte ai suoi occhi è solo impossibile. Sono sicuro che avesse già letto nel mio sguardo, nel mio comportamento.
Non mi sono mai lasciato toccare dentro. Mai.
Ho dimenticato persone con la facilità con cui si dimentica un ombrello.
Ho tradito fiducia e ideali con leggerezza disumana. Ne sono sempre stato consapevole.

Ma le parole che le ho detto, le ho formulate senza pensare. Non ho avuto né il tempo né il bisogno di farlo.
Era chiaro, per me, cosa avrei fatto. Lo sapevo in qualche modo che non riesco ancora a capire.
Devo forse giustificarmi con me stesso? Sono riuscito a tradire anche me, così? La realtà è che non mi interessa essere fedele a me stesso. Fino a qualche settimana fa era l'unica cosa che contava.
Inseguire una mia idea di libertà fatta di privazioni.

Era importante che fossi io a dirlo. Per quanto potessi sospettare, circa i suoi sentimenti, avrei dovuto scoprirmi per primo. In qualche modo l'ho fatto. In quella nave, al centro del 'Verse.
Forse solo allora ho iniziato a vivere ad un livello superiore, oltre e contrario all'inerzia che mi domina.
O forse, ho iniziato a farlo prima, quando ho cominciato a non desiderare altro spazio che quello nei suoi occhi.
Non lo so, non è importante. E'. E tanto mi basta.

"Ti amo, straniero."

E adesso, ho paura? Un po'. E' il timore che l'essere umano ha verso l'ignoto. Una conferma necessaria alla realtà di ciò che sento.

Perché la terza parola che mi viene in mente con la A, dopo Amelie ed Amore, è Accompagnatrice.
So poco delle regole della Shouye ma abbastanza per sapere che devo fare attenzione, per lei.
Perché il mio sentimento viene dopo di lei, lei è la mia priorità assoluta.
E io prometto di rispettarla, sempre.

Stanotte, ho una nuova identità.

maggio 21, 2012

Un sollievo

Non sono in grado di dirlo apertamente.
Ma la notizia della liberazione di Akurl Zaret mi ha alleggerito.
Mi stupisce il fatto di essere stato toccato dalla sua sorte. Sono sempre stato in grado di allontanare da me certe sensazioni, gradevoli o sgradevoli, con un'alzata di spalle.

Sono rimasti aperti troppi dubbi.
L'Alleanza è stata così determinante? So che il riscatto era stato pagato.
Dalla Blue Sun non si sa nulla, mi domando se verrà fatta chiarezza su ciò che è accaduto, adesso che la vicenda ha visto una fine.

Mi tengo il mio sollievo, e lo stupore per averlo provato.
 Voglio condividerlo.
Altra cosa che mi stupisce.
 Non ci riuscirò.
Questo non mi stupisce.
 Forse con lei.

maggio 20, 2012

La lettera A

La lettera A dovrebbe richiamare molte cose alla mente.
E fa esattamente così. Ma tutte cose che sono riconducibili ad una sola, ad un solo nome che ha la fortuna di iniziare con quella lettera. A.
Vorrei evitare di scrivere nomi ma non posso tacere il suo. Se non avesse il suo nome sarebbe qualcosa di indefinito, un essere intrappolato a metà tra la perfezione dell'Iperuranio e la realtà del 'Verse. Con le qualità di chi appartiene al primo e il destino di chi fa parte del secondo. Un sogno, ineffabile e sfuggente come i sogni, come l'ispirazione. Ma ha un nome con cui può essere chiamata: Amelie.
Quanto potere in un nome, fosse anche soltanto quello di farla voltare.
Un nome la rende reale, un nome che nessuno sarà più in grado di portare.
Un nome:

La prima parola che mi veniva in mente, con la lettera A, era Addio.
La seconda, Arrivederci.
Due saluti di congedo, perché il mio inconscio sa essere chiaro.


La prima parola che mi viene in mente, con la lettera A, è Amelie.

Una parola così potente da... farmi rinunciare alla simmetria, pare.

Strange days


Fino a meno di un mese fa, non avrei mai sentito il bisogno di scrivere. Ho letto molto, non ho mai scritto. Mai.
Non mi ero neanche mai fermato troppo a riflettere, in verità.

Ho sempre cercato di non lasciare traccia del mio passaggio.
Ora faccio parte di un equipaggio. Ho la possibilità di muovermi spesso, assieme a loro.

Ero stato messo in guardia, circa i pericoli. Sono grato al capitano per essere stato chiaro fin da subito.
Sono grato a me stesso per aver accettato. La Banshee è davvero una Signora.

L'equipaggio è ancora un'incognita per me. Immagino di essere la stessa cosa per loro. Non li capisco, forse non mi impegno abbastanza. Non sono bravo negli scambi sociali. Ma sto bene, col me stesso che piace a me.

Abbiamo perso il dottore, rapito da qualcuno di imprecisato. Le informazioni che abbiamo sono frammentarie, si sa che è stato chiesto un riscatto alla Blue Sun, presso la quale è ricercatore. Anche il nostro primo pilota lavora per la stessa multiplanetaria. Perché non sappiamo nulla? Cosa c'è da insabbiare, mi domando.
Intanto, si consumano le ultime ore dell'ultimatum, senza che si possa fare nulla.

Qualcun altro ha scontato il suo debito con la giustizia. Giustizia dell'Alleanza, certo, ma ne esiste forse un'altra? Ci sono troppe cose che non so e non capisco. La cosa che mi innervosisce di più è che non riesco a fregarmene di tutto come ho sempre fatto.

E ora, strani giorni, in cui molto cambia. Non riesco a stare al passo. Sono perfettamente in balia degli eventi, non provo neanche a controllare il flusso. Lo cavalco, basta. Lo dirigo nei limiti della mia volontà. Che faccia il suo corso.

Tutto ciò che voglio adesso, è che non mi allontani dalla lettera A.
Mi ha scritto Tua, due volte.
Questo sì, lascia indietro tutto il resto.

maggio 19, 2012

Pensieri #1


Ho sempre vissuto la libertà come assenza di legami.
Adesso mi appare ridicolo.
Ma su questo concetto ho fondato la mia vita, finora.


Introduzione


Poche parole.
Avvio questa registrazione, lascio sia la musica a parlare per me.
Mi conosco, meno di quanto credessi ma mi conosco. 
Ma ogni tanto devo ricordarmi qualcosa.