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maggio 26, 2012

Trainspotting

Sono andato a guardare i treni, alla stazione di Oak Town.
Mi sono sempre piaciuti i treni: macchine di un passato ancestrale, un incessante movimento di tratte e ingranaggi. Li ho sempre guardati facendomi beffe della loro strada segnata, dell'impossibilità di manovra. L'essere ridotti sostanzialmente non a due ma ad una dimensione nello spazio.
Io ho una capacità di spostamento direzionale maggiore. Io posso curvare, se non altro, quando voglio.
Eppure io ero quello che guardava i treni. Il pensiero è passato su un altro livello.
Io mi limitavo ad assistere alla vita. A guardare i treni passare.
Un concetto di libertà che oggi mi pare assurdo.
Relegare in potenza quanto avrei dovuto mettere in atto da sempre.
Mi domando se smetterò mai di trovare in me delle contraddizioni anche piuttosto grossolane.

Ho inseguito un ladro, tra le altre cose.
Come mi è venuto di farlo, non ne ho idea.
Non appartengo a Greenfield e la sua giustizia non mi riguarda.
Sto cambiando. Forse dovrei dire che Amelie mi sta cambiando, per essere del tutto onesto.
Ero con il capitano Wilson. O meglio Roona Mei.
Avevo letto dei Falcons ma non ho ricollegato subito la notizia.
Mi sento quasi in parte responsabile della sorte della compagnia. Anche riconoscere questo mi pare piuttosto assurdo. Se avessi accettato la proposta di imbarco da parte loro, magari.
Ma Lydia e Amelie sono state tremendamente convincenti per conto dei Phantom. E sono più che mai soddisfatto della mia scelta.
Come potrei non esserlo?
Quello che mi ha colpito di Roona Mei è il suo spirito.
Si è scusata con me per qualcosa che neanche credo di aver ben compreso. Mi sarei aspettato piuttosto che mi avesse semplicemente dimenticato come ha fatto col mio nome. (Tipico, Dietrich non lo ricorda mai nessuno.)
Certe dinamiche del 'verse probabilmente non le capirò mai.

E intanto, mi sono reso conto che il mio bisogno di Amelie non si placa neanche in volo.
L'ho incontrata in nottata, ad Hall Point. Non mi sono neanche cambiato per la fretta che avevo di vederla.
Era bellissima, come sempre. Penso che potrei stare ore a fissarla in silenzio a sentirla parlare, se non sentissi al contempo il bisogno più fisico del contatto di pelle contro pelle. Mi parla molto in francese, le ho detto che adoro sentirla parlare così e non mi fa mai mancare qualche sussurro in quella lingua. Non sono capace di dare soddisfazione, sul momento. Ma apprezzo veramente molto quanto sa capire al volo le cose e con quale prontezza mi esaudisce. Spero di saper fare altrettanto, a modo mio almeno. Perché si merita tutto quello che posso darle. E' preoccupata per Evah, mi ha parlato di miss Leroux e del capitano Rooster.
Non sono del tutto convinto che sia una buona idea andare a Greenfield per delle lezioni di tiro che potrebbero essere a portata di mano e su sistemi che non hanno ancora dimostrato la loro aperta ostilità nei suoi confronti. Mi premurerò di seguirla fin dove mi sarà concesso.
Ultimamente al gioco ho avuto una discreta sfortuna, spero di poterle passare almeno un po' della fortuna che mi spetta. Se la merita.
Perché guardare i treni passare non significa essere liberi dalle loro rotte metalliche.
Significa stare fermi. E l'immobilità non è libertà.
Io...

...scrivo e mi distraggo a guardarla dormire. Immagino si capisca bene, da quanto ho scritto. Non rileggo adesso. Se dovessi riaprire questo archivio, mi farà piacere rileggere così com'è.
Mi lascio anche un appunto personale: Qui, Jan, eri felice.