giugno 17, 2012

Chi è Yu?



Ogni tanto, ancora mi sveglio nel cuore della notte e sogno di Yu.

Mi ricordo perfettamente tutto. Tranne il suo volto.


- Dietrich, porta questa nave al riparo, ora!
E io l'ho fatto. Poche manovre, senza fronzoli. Tante scosse, un paio di commilitoni li ho visti rovinare a terra. Ma in centottanta secondi eravamo dietro la grande ombra della Swordfish. Relativamente al sicuro dal fuoco delle batterie di contraerea.
Non doveva esserci contraerea lì. Gli Indipendentisti non dovevano essere penetrati così in profondità sul territorio. Le proteste di qualcuno che non ricordo, inutili.
Poi si sono alzati in volo. Non sono riuscito a contarli, neanche con l'ausilio dei sensori. Uno sciame di light cruiser da guerra. Ricordo il destino della Swordfish, le esplosioni sono sbocciate come fiori sul suo dorso, durante la picchiata dei caccia in formazione. E' planata verso il suolo roccioso quasi con pigrizia, lasciandosi dietro la scia di fumo che ci ha investito e nascosto. Siamo stati ignorati a lungo anche se era chiaro che eravamo stati avvistati.
Siamo scesi nella colonna nera del canto di morte della Swordfish. Ancora oggi non conosco il nome del comandante a bordo. Il tenente Wordsworth invece lo ricordo, continuava a sbraitare ordini nel mio orecchio.
- Resta nascosto Dietrich! Volo radente!
Non potevo scendere ancora, l'esplosione ci avrebbe investiti in pieno e distrutti. Era chiaro come il sole, non so a cosa stesse pensando il Tenente. Sono uscito dalla scia. Tardi. La deflagrazione scaturita dal contatto tra il terreno e la Swordfish ci ha investito comunque, ha danneggiato anche la Marlene sulla quale prestavo servizio per la gloria dell'Alleanza. Il post bruciatore di destra, in particolar modo. Pressoché fuori uso. Abbiamo iniziato a beccheggiare. Una nave che non risponde ai comandi, è una delle sensazioni peggiori che un uomo può provare.
Ed eravamo così vicini!
- Dietrich, gli ordini! Devi raggiungere Yu...
Le parole sono morte in gola al tenente Wordsworth nel momento in cui il colpo sparato quasi distrattamente da un caccia ha sfondato i vetri del ponte di comando e lo ha ucciso sul colpo.
Io sono stato investito soltanto da schegge e frammenti, ma sulla plancia è stato l'inferno. Tutto rischiava di essere spazzato via. I miei ricordi si interrompono con il monitor che mi offre l'immagine disturbata e priva di sonoro di una ragazza che cerca di parlare con aria concitata. Non posso capire le sue parole, leggere le labbra. Capisco che è Yu, se quello è il suo nome, vedo la sua divisa blu, i suoi capelli rossi. Ma faccio fatica a tenere aperti gli occhi e devo aver battuto la testa. Ci vedo sfuocato.
Il tempo di prepararsi al peggio, con la poca lucidità rimasta.
Non riesco a ricordare il suo viso.

Mi capita spesso di sognare Yu. Non la raggiungo mai. Spesso c'è la guerra, altre volte no. Temo che sia ormai diventato il simbolo della mia paura di un fallimento.
I contorni del suo viso sono sfumati, le labbra si muovono senza che io possa capire cosa stia dicendo.
Sono sicuro che stesse cercando di dirmi qualcosa di importante. E credo che sia morta, ormai.
Forse è per questo che il ricordo di una persona sconosciuta e  priva di volto mi tormenta quanto e più dei compagni caduti a cui so dare un'identità.

Quando sono uscito dalla plancia, ero messo piuttosto male. Ancora non so chi mi abbia tirato fuori, di preciso, ma il soprannome di Lucky Jan me lo sono preso in quell'episodio. Forse addirittura mi sono trascinato fuori da solo, strisciando oltre la carcassa della Marlene. Pensavo che la guerra sarebbe finita in quel momento, prigioniero di persone che avevo cercato di ammazzare fino a poche ore prima.

La prima volta che sono stato abbattuto. Sono sopravvissuto solo io, non certo per la mia abilità di pilota.
La prima volta che sono stato abbattuto, è successo così in fretta che neanche credo di aver capito come sia successo.
Quello che ho capito, appena mi hanno rimesso una nave tra le mani, ancora in guerra, è che sarebbe potuto ricapitare in qualunque momento, in qualunque volo.
Come poi, è successo.
Ma della Pioggia di Sadrany voglio parlarne prima a lei che a me stesso.